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Tsitsipas e Murray, la battaglia e il rispetto

Pubblicato il 31 agosto 2021

Una battaglia durissima, parole pesanti nel post-partita, cinque set e quasi cinque ore. Ma cosa ha detto, in definitiva, questo splendido primo turno degli Us Open 2021 fra Stefanos Tsitsipas e Andy Murray, al di là della vittoria del greco e dei rimpianti dello scozzese?

RISPOSTA NUMERO 1: TSITSIPAS SA COME VINCERE

Che Tsitsipas non ha nessuna paura di mostrarsi poco simpatico, di fare tutto quello che è nelle sue possibilità per vincere una partita. Niente di illecito, sia chiaro. Semplicemente, un atteggiamento che resta costantemente ai limiti del consentito: pause mirate, recuperi fino all’ultimo secondo disponibile, difese che passano non soltanto dai colpi (straordinari) ma pure da ciò che sta tra uno scambio e l’altro. In questo, somiglia molto al Novak Djokovic di qualche tempo fa (e non è lontano da quello attuale): anche Nole metteva in campo tutto ciò che aveva per riprendere fiato quando ne aveva bisogno, per ritrovare il ritmo quando lo stava perdendo. Per questo, si è attirato qualche critica, ma ha vinto pure parecchie partite che avrebbe potuto perdere. Una di queste? Contro Tsitsipas, finale del Roland Garros dello scorso giugno.

RISPOSTA NUMERO 2: MURRAY È ANCORA VIVO

Che Murray, 34 anni e un fisico provato, non è morto. E allora, viva Murray. Nemmeno un’anca bionica, nemmeno una storia di fatica enorme come quella che lo ha visto protagonista negli ultimi anni, sono riusciti a fiaccare la resistenza e la classe di un personaggio che andrebbe rivalutato. Uno che, nel tempo di Federer, Nadal e Djokovic, è riuscito a stare per un periodo affatto breve a stretto contatto con questi tre fenomeni, arrivando a occupare la poltrona di numero 1, vincendo tre Slam e giungendo in finale in altre otto occasioni. Poco? Tanto? Tantissimo, vista l’epoca in cui ha sviluppato la sua carriera. Andy ha il grosso rimpianto, stavolta, di non aver chiuso un secondo set nel quale ha avuto chance enormi: due palle break sul 4-4 e altrettanti set-point nel tie-break. Poi ha vinto il terzo, ha continuato a impazzire di rabbia a ogni quindici perduto, ma nel frattempo la benzina stava finendo e il greco, invece, ne aveva ancora. Un Murray così, tuttavia, va salvaguardato: se si mantiene sano, un grande torneo potrebbe ancora vederlo protagonista.

RISPOSTA NUMERO 3: IL PUBBLICO CONTA

Che Tsitsipas e Murray sono due ottimi esempi di giocatori che col pubblico, o meglio con un pubblico che partecipa attivamente alla battaglia, si sanno esaltare. Tutte quelle difese, tutti quei punti infiniti che abbiamo visto, tutti quei recuperi dettati dall’adrenalina più che dalla tecnica, sono arrivati anche perché gli appassionati stavano trascinando entrambi a dare qualcosa in più. Il greco lo ha detto apertamente: ‘giocare così è tutt’altra cosa’, e non erano parole di circostanza. Altrove il tennis aveva già ritrovato la gente sugli spalti, ma New York è al cento per cento della capienza negli stadi principali, e l’atmosfera è tornata a essere quella di sempre. Quando poi capita un match come questo, la differenza con l’edizione del 2020 diventa abissale: praticamente un altro sport.

RISPOSTA NUMERO 4: LE REGOLE DA RIDISCUTERE

Che certe regole non vanno lasciate inalterate in eterno, che niente è intoccabile. Sentite Murray, in conferenza stampa: “Lui è un gran giocatore, fa bene al tennis, ma oggi ho perso rispetto nei suoi confronti. Sapevo di dover affrontare anche le sue pause, ero preparato, ma non si tratta tanto della pausa in sé, quanto della sua durata. Quando interrompi il gioco per sette-otto minuti, le condizioni cambiano, si perde il ritmo. Siedo nel consiglio dei giocatori, e certamente è una cosa che farò notare: da tempo parliamo di cambiare queste regole, ho portato io stesso alcune proposte. Vedremo cosa si potrà fare in futuro”. Un’intervista così severa, a questo livello, non si ascoltava da tempo. Mentre solitamente i non detti dei post-match sono più espliciti delle parole, stavolta c’è un giocatore con un carattere di ferro che non le manda a dire al suo avversario, con una franchezza che sarebbe sorprendente se non si conoscesse lo scozzese. Stavolta ha vinto Tsitsipas, ma Murray non ha perso. Ed è per partite come questa che continuerà a lottare.