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Aspettando Federer

Pubblicato il 3 marzo 2021

Il mondo del tennis è già proiettato ai tornei della prossima settimana. A Doha, tornerà in campo dopo oltre un anno di assenza Sua Maestà Roger Federer. A prescindere da come andrà, sarà un momento di festa per lui, come per tutti coloro che ne hanno sofferto la mancanza in questi mesi così complicati.

Un post social cambia la vita. Da quando Roger Federer ha fatto sapere che è iniziato il countdown e che non vede l’ora di tornare in campo, con un sorrisone dei suoi a fare bella mostra, la vita di milioni di fan dell’elvetico in giro per il mondo è diventata una costante attesa di quel momento fatidico, che si dovrebbe consumare nei primi giorni della prossima settimana in quel di Doha, Qatar. Sua Maestà non gioca dal 30 gennaio 2020, semifinale degli ultimi Australian Open pre-pandemia, persa contro Novak Djokovic: è passato oltre un anno ed è stato un anno talmente anomalo, talmente difficile e per certi versi talmente incomprensibile, da rendere tutto sommato meno amara l’assenza di colui che da molti è considerato il ‘Migliore di sempre’. Tuttavia, sempre di assenza pesante si trattava. E quando abbiamo cominciato a veder tornare i Thiem, i Nadal, i Djokovic e tutti gli altri, rimaneva sempre un vuoto enorme causato dalla mancanza non solo e non tanto dell’elvetico e del suo carisma, quando dei confronti che grazie a lui si venivano a creare: confronti di stile e di personalità, in particolare tra quei Big 3 che hanno monopolizzato il tennis negli ultimi tre lustri.

LA SCELTA DI DOHA

Doha, dunque, e non uno Slam, dovrebbe essere (manteniamo il condizionale per un minimo di sana scaramanzia) il luogo del rientro. Non un caso, evidentemente, come nulla è un caso nella storia (e nella programmazione) di un signore di quasi 40 anni che proprio quanto a gestione della propria carriera può essere preso ad esempio da chiunque, non solo nel tennis. A Doha, Roger ha già giocato diverse volte, vincendo complessivamente tre titoli, nel 2005, 2006 e 2011. Meglio è andata, sempre in zona Golfo Persico, al torneo di Dubai, dove il basilese ha lasciato il segno in otto occasioni tra 2003 e 2019. Proprio negli Emirati Roger ha una delle sue basi preferite, ha una casa e passa quasi sempre lì la off season, per ricaricare le batterie al riparo da pressioni e da occhi indiscreti. Il fatto di rientrare in un contesto simile, così conosciuto e così confortevole, è stato senz’altro un aspetto decisivo nella decisione. Ben diverso sarebbe stato ripartire dal Major down under, dove – lì sì – le pressioni sarebbero state molto molto forti. Per la natura stessa del torneo, per la presenza di tutti i rivali e per il significato di sfide che avrebbero già avuto il sapore di un verdetto. Al di là delle condizione fisiche, che probabilmente gli avrebbero permesso di essere comunque competitivo al massimo livello, la scelta di non andare a Melbourne è arrivata però soprattutto per evitare di stare troppo lontano alla famiglia in un periodo così complicato come quello che stiamo vivendo. Senza la possibilità di viaggiare con moglie e figli, Roger ha preferito rinviare ulteriormente il rientro: a dimostrazione che il tennis resta ben presente nella sua vita, ma allo stesso tempo che le priorità di oggi sono decisamente diverse rispetto a quelle di 10 o 15 anni fa.

IL RITORNO DEL 2017

Ma cosa ci dobbiamo aspettare, da questa ennesima vita del più longevo dei fenomeni? Per capirlo, proviamo a scomodare l’ultimo grande rientro, quello del 2017. Dopo un 2016 pesantemente condizionato dall’infortunio al ginocchio, patito (lo si sarebbe scoperto dopo) facendo il bagnetto alle figlie, Roger giocò a singhiozzo per qualche tempo. Poi, dopo la sconfitta con Milos Raonic nella semifinale di Wimbledon, decise che era tempo di fermarsi. Si sarebbe ripresentato solo in Australia, appunto nel 2017: prima la Hopman Cup come rodaggio, quindi lo Slam di Melbourne, teatro di una cavalcata trionfale, terminata con il trionfo nel match decisivo contro Rafael Nadal. Un successo che fece emozionare lui, Roger, e di riflesso anche tutti gli appassionati in giro per il mondo, a prescindere che si trattasse di suoi fan accaniti. Era il ritorno al bottino pieno in uno dei quattro eventi che fanno la storia del tennis, quasi cinque anni dopo l’ultimo, Wimbledon 2012. In pochi, ormai, si aspettavano che Federer potesse ripetere le imprese dei suoi anni d’oro. Già allora, dai più era visto come un campione leggendario sì, ma prossimo alla pensione, per quanto sempre in grado di lasciare il segno. Quanto fosse sbagliata quell’immagine ce lo ribadisce oggi lo svizzero – quasi 40 anni e papà di quattro figli – con un post social che potrebbe essere stato scritto da un ventenne al primo main draw nel Tour maggiore. Anche noi, Roger, non vediamo l’ora.