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Il ritorno (da coach) del genio Nalbandian

Pubblicato il 26 febbraio 2021

Il Tour Atp saluta il ritorno, in veste di coach, di uno dei giocatori più amati, uno dei più forti a non aver mai vinto uno Slam e uno dei pochi ad aver battuto almeno una volta Federer, Nadal e Djokovic. David Nalbandian seguirà (part time) la carriera del 21enne serbo Miomir Kecmanovic.

È uno dei pochi giocatori al mondo a poter dire di aver battuto tutti i Big Three: una volta ha messo al tappeto Novak Djokovic, due volte Rafael Nadal, otto volte (sì, otto) Roger Federer. E a Madrid 2007 si prese il lusso di fare filotto, di infilzarli uno dopo l’altro, dai quarti alla finale. David Nalbandian è stato probabilmente uno dei più forti giocatori di sempre a non aver raggiunto la prima posizione mondiale e a non aver vinto tornei dello Slam: si è fermato – per così dire – alla terza piazza Atp (occupata nel marzo 2006) e alla finale di Wimbledon (nel 2002). Non si può nemmeno dire che sia nato nell’epoca sbagliata, perché quando lui stava emergendo, Djokovic e Nadal erano soltanto ipotesi di campioni, mentre Roger non era ancora nemmeno lontanamente quel fenomeno leggendario che sarebbe poi diventato. Di qualche mese più giovane di Federer – è nato il primo gennaio del 1982 – David aveva dunque teoricamente lo spazio per potersi inserire nella transizione tra i grandi del passato e i grandi del futuro. Esattamente ciò che fece uno con meno talento di lui, Lleyton Hewitt, che lo superò ai Championships e che a toccare la vetta del ranking ci arrivò, rimanendoci pure piuttosto a lungo (80 settimane in tutto).

RALLY, PADEL E INFORTUNI

Il fatto è che il sudamericano non era esattamente casa e campo da tennis. Soprattutto, non era esattamente un maniaco degli allenamenti e la sua condizione fisica andava, diciamo così, a momenti alterni. Senza contare il fatto che aveva e ha tuttora passioni extratennistiche che lo hanno sempre occupato parecchio, su tutte il rally, il polo e da qualche tempo il padel. Ma il suo gioco, pure al cospetto dei migliori del pianeta, era estasi per gli occhi di chi ama le geometrie e le variazioni: sapeva picchiare, eccome, ma preferiva cercare il vincente dopo aver fatto correre i suoi avversari per chilometri, trovando angoli impossibili da pensare per tutti gli altri. Capitava spesso, tuttavia, che gli errori gratuiti superassero i vincenti. Capitava spesso che Nalbandian arrivasse a un torneo – anche importante – senza quella preparazione necessaria a far sì che ne diventasse il primo favorito, con gli infortuni dietro l’angolo a rubargli tempo ed energie. I rimpianti, a guardarsi indietro, non sono pochi e non possono non essere ben presenti nella testa sua e di chi lo ha seguito lungo una carriera fatta di troppi alti e bassi. Ma adesso c’è da pensare al futuro, e per farlo David è ripartito in un altro ruolo, quello di coach.

KECMANOVIC E I FUTURI CAMPIONI

Sfidando la propria indole poco incline a riprendere la vita da nomade e sfidando pure coloro che pensano ai giocatori di grande talento come a personaggi poco adatti a mettersi in panchina, l’argentino ha scelto di accettare la chiamata (part time) di Miomir Kecmanovic, serbo di 21 anni, attuale numero 41 Atp. Uno che non solletica le fantasie degli appassionati, ma che ha un potenziale importante e tutta una carriera davanti per arrivare a toccare posizioni di vertice. “L’aspetto decisivo è che creda in se stesso – spiega il suo nuovo coach – e questa fiducia nelle proprie capacità forse è quella che fino a oggi è mancata alle nuove generazioni. Sembra che tutti aspettino solo il ritiro di quei tre, ma si parlava di pensione per Federer quando ancora giocavo io: ho smesso nel 2013, Roger è sempre qui…”. Non ha tutti i torti, David, che per un gioco del destino ha cominciato la sua seconda carriera nello sport dalla sua città natale, Cordoba. Eppure, fino a qualche mese fa, questa seconda carriera sembrava lontanissima. “Mi volevo godere appieno la mia famiglia, i miei bambini – dice l’argentino – e volevo riprendere aria dopo essermi sentito soffocare dalla vita del Tour”. Poi deve essere scattato qualcosa, quella voglia di competere che in fondo è stata il filo conduttore della sua esistenza. Adesso andrà a sfidare le stelle per interposta persona, ma sempre di sfida si tratta. E uno come lui, a perdere, non ci sta mai.