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Atp Finals, prime domande e prime risposte

Pubblicato il 17 novembre 2020

Dopo le prime due giornate delle Atp Finals, Djokovic e Nadal danno conferme importanti sulla loro condizione, con Thiem e Medvedev candidati a essere i primi avversari per il titolo. In un torneo anomalo – per la prima volta senza pubblico – che da tre stagioni sfugge a ogni pronostico.  

La prima risposta decisa delle Atp Finals 2020 l’ha data il numero 1 del mondo, quel Novak Djokovic (voto 7) che dopo la scoppola subita a Vienna era arrivato a Londra con qualche dubbio in più. Dubbi che, tuttavia, erano forse più nella testa degli addetti ai lavori e degli appassionati che non nella sua. Perché una volta in campo, il serbo ha ritrovato fiducia e serenità. Contro Diego Schwartzman (voto 5), superato lo stallo iniziale, Nole ha cambiato marcia e ha messo in cassaforte un successo che gli garantisce di affrontare il resto del torneo con più tranquillità. Nello stesso raggruppamento, più che una risposta, Daniil Medvedev (voto 8) ha messo un punto esclamativo. Per la seconda volta in pochi giorni, ha piegato Alexander Zverev (voto 4) e stavolta lo ha fatto con maggiore agio rispetto alla finale di Bercy. Il tedesco è parso lontano dal rendimento delle ultime settimane, e sarebbe lecito pensare che si possa essere perso in mezzo ai pesanti pensieri extra tennistici che lo hanno travolto di recente. Però Medvedev ci ha messo del suo, e se il russo non è ancora quello dell’estate 2019, non è nemmeno lontanissimo dalla sua migliore versione. Fatto, questo, che dovrebbe preoccupare un po’ tutti i presenti alla O2 Arena.

CONFERMA NADAL

Un conterraneo di Medvedev, Andrey Rublev (voto 5), ha invece deluso consentendo a Rafael Nadal (voto 6,5) di trovare una prima risposta alle mille domande del maiorchino in merito a questo torneo, mai vinto in nove partecipazioni. Rafa l’ha chiusa in due set e se non basta questo per trovare certezze nel torneo più difficile per lui, si tratta comunque di una partenza positiva e per nulla scontata, laddove molti scommettevano su Rublev come possibile alternativa credibile addirittura per una vittoria finale. Il campione uscente Stefanos Tsitsipas (voto 5,5) continua a fornire segnali altalenanti, come altalenante è stata l’intera sua stagione. Il greco è un ragazzo emotivo, ed è plausibile pensare che durante questa annata così particolare abbia – se non sofferto – pensato molto di più rispetto ad altri colleghi. La sconfitta di misura contro un buon Thiem (voto 7) non è, in assoluto, né un segnale di allarme, né una bocciatura definitiva. Ma adesso la questione si complica maledettamente, e provare un bis diventa un esercizio di fiducia forse troppo grande pure per uno che della stima in se stesso ha fatto una regola d’oro.

NEL VUOTO DELLA O2 ARENA

L’impressione della vigilia, ossia che questo torneo possa restare equilibrato fino al termine, non è dunque minimamente scalfita dalle prime due giornate dei gironi. Per giunta è un torneo anomalo, senza quell’atmosfera elettrica che ha sempre caratterizzato l’evento durante gli anni precedenti, e anche per questo ci sono delle variabili che sono difficili da prendere in considerazione. Al silenzio e al vuoto, come già si è visto nei precedenti appuntamenti di questo 2020, i giocatori reagiscono in maniera diversa: chi riesce a fare finta di nulla, chi soffre perché ha l’impressione che manchi qualcosa, chi ci si trova a proprio agio. E in un gioco fondato sui dettagli, oltre che sulla testa, tutto questo ha un peso. Nadal-Djokovic (che fu già l’ultimo atto nel 2013) resta la finale più probabile, e forse quella più giusta se guardiamo ai valori assoluti. Ma Dominic Thiem e Daniil Medvedev sono i primi a non essere d’accordo, e gli ultimi tre anni della manifestazione hanno detto che proprio qui, dove si ritrovano gli otto migliori al mondo, spesso le regole possono saltare, possono essere rivoluzionate da chi ci crede per davvero. Dimitrov, Zverev e Tsitsipas, a segno tra il 2017 e il 2019, non erano favoriti. Non dovevano arrivare in fondo, invece lo hanno fatto. Ecco perché, dopo solo una giornata, tutto può ancora cambiare.