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Cecchinato, la paura e il ritorno

Pubblicato il 21 ottobre 2020

Marco Cecchinato si sta lasciando alle spalle le difficoltà dell’ultimo anno e mezzo, grazie anche al supporto di Massimo Sartori, il coach che è tornato a seguirlo a 8 anni dalla conclusione della loro prima collaborazione. Obiettivo: riportarlo ai livelli del 2018, senza fretta e senza timori 

Non è riuscito a rivincere un torneo, ma nel nuovo Atp 250 del Forte Village, in Sardegna, Marco Cecchinato è riuscito a ritrovare se stesso. Ha ritrovato, il palermitano, quella voglia di stare in campo e di lottare che nell’ultimo anno e mezzo era piano piano evaporata. Se ha ceduto l’ultimo atto, è stato più merito di Laslo Djere, il serbo che quando è in giornata sulla terra può far male a molti, che non demerito suo. Ma le sensazioni provate durante la settimana sono state finalmente non così lontane da quelle del 2018 e di inizio 2019. Sì perché il Cecchinato dei tempi d’oro non si era limitato alla semifinale del Roland Garros. Quei quindici giorni sui campi di Parigi gli avevano fatto cambiare dimensione, ma Marco non si era fermato lì, non si era seduto. Erano arrivati in seguito la semifinale sull’erba di Eastbourne, il titolo a Umago, la semifinale sul cemento di Doha e un altro titolo a Buenos Aires. Il successo in Argentina, in finale su Diego Schwartzman, risale soltanto al febbraio dello scorso anno, ma sembra sia passata un’eternità.

DI NUOVO CON SARTORI

Da allora, il 28enne di Palermo ha cambiato coach un paio di volte, ha cercato di resistere alla pressione di quel numero 16 Atp che gli si era appiccicato addosso quasi come una maledizione, è sprofondato oltre il numero 100 e da qualche mese si è reso conto che avrebbe dovuto fare qualcosa, in fretta, per invertire la rotta. Nel mese di febbraio 2020, a un passo dal lockdown e dall’arrivo in Italia del virus che stava per bloccare il mondo, Marco si è rivolto a Massimo Sartori, il coach che lo aveva seguito già anni fa, quando stava tentando i primi timidi approcci al circuito dei pro. Sartori lo ha preso con sé e gli ha parlato chiaro, gli ha impostato un programma che proprio a causa della pandemia ha avuto bisogno di più tempo per essere trasferito sul campo. Ma adesso, con la finale in Sardegna e i top 100 ritrovati, è giunta anche la consapevolezza che quella scelta è stata quanto mai felice, quanto mai corretta.

NUMERO 77 ATP

Al netto di qualche momento di nervosismo su cui ancora c’è da lavorare, il Cecchinato del Forte Village è tornato a mostrare sul campo quelle caratteristiche che lo avevano reso un avversario duro per tutti, in particolare sulla polvere di mattone. È tornato a muovere il gioco, a non aver paura di comandare gli scambi, a non temere di sbracciare col rovescio, a costo di prendere qualche rischio. Tutto ciò che a un certo punto, frenato da mille dubbi e da mille paure, aveva semplicemente smesso di fare. Inoltre, ed è risultato abbastanza evidente nella settimana in Sardegna, il Cecchinato del Forte Village è tornato a divertirsi. Una differenza non di poco conto, che può permettere all’impegno quotidiano di essere mille volte più produttivo. Oggi Marco è numero 77 Atp, lontano dal numero 16 ma lontano pure da quel periodo buio in cui era sprofondato. La sua ambizione, adesso, dev’essere quella di salire senza tenere conto di ciò che è stato. Paradossalmente, deve dimenticarsi delle sue vittorie, rimanendo cosciente del fatto che sono alla sua portata.

FUORI DALLA TERRA

La sua crescita ulteriore passerà in primo luogo per il lavoro, poi per un progresso tecnico anche laddove fin qui non è riuscito a raccogliere molti punti, ossia lontano dalla terra. Il suo tennis, probabilmente, non potrà mai essere così efficace sul duro quanto lo è sul rosso, ma riuscire a fare qualche punto nei periodi dell’anno in cui non ci sono eventi sul lento a disposizione – considerato che il Tour va proprio in questa direzione – sarà fondamentale per donargli tranquillità nei momenti caldi della stagione. Per non arrivare a dover saldare le cambiali pesanti con l’acqua alla gola: ciò che nel 2019, con la semifinale di Parigi da confermare, lo aveva messo al tappeto ancora prima di cominciare.