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Lorenzo Giustino, una vita in sei ore

Pubblicato il 29 settembre 2020

Al Roland Garros, Giustino vince un match che resterà nella storia, sua e del torneo, contro Moutet. Nelle sei ore che hanno permesso al campano cresciuto a Barcellona di dare una svolta alla carriera, c’è tutta la forza di un ragazzo che non smette mai di studiare e di imparare.

Avrebbe anche potuto perderla, questa partita, e sarebbe stato comunque il protagonista di giornata. Invece Lorenzo Giustino, all’esordio nel main draw del Roland Garros, ha vinto. Ma non solo. Battendo Corentin Moutet per 18 a 16 nel quinto set, ha conquistato il suo primo successo nel Tour maggiore, e soprattutto ha scritto un pezzo di storia del torneo, visto che questo incontro è il secondo per durata nell’Era Open sulla terra parigina, l’ottavo in assoluto se parliamo dell’intero circuito mondiale. Una vicenda durata sei ore e cinque minuti (spalmati su due giorni) che a un certo momento ha smesso di essere un match di tennis e ha cominciato a diventare un dramma psicologico, un affare per cuori forti. Sia Moutet che Giustino parevano in preda ai crampi e sul punto di mollare la presa già verso la quinta ora, mentre le condizioni ambientali, con un fresco tendente al freddo e una umidità piuttosto alta, non favorivano un gioco lucido e ordinato. Invece hanno trovato sul fondo del barile energie nascoste per andare avanti altri 65 minuti, confezionando quella che resterà fra le partite di questo primo (e speriamo unico) Roland Garros autunnale.

CARBONE, IL COACH GIUSTO

Mancato un primo match-point per meriti del francese, Lorenzo ha visto volare via alcune chance importanti, in particolare a causa di errori nei pressi della rete, dove non va mai troppo volentieri. Una volèe di diritto col naso sul nastro che avrebbe portato a un altro match-point non è stata chiusa permettendo al rivale di confezionare un passante vincente. Poi è stato Moutet ad avere le sue occasioni, andando a servire per la partita per due volte consecutive. In quel momento, quando la spia del carburante era abbondantemente puntata sulla riserva, il campano è stato perfetto nel rimanere lucido e concentrato, mentre il transalpino, pur spinto dal pubblico, alternava giocate straordinarie a momenti di confusione totale. Gianluca Carbone, il coach che lo seguiva dalla tribuna un po’ da seduto e un po’ in piedi (causa freddo e stress), continuava a indicare la testa, come a dire che era quella, in fondo, la chiave di tutto. E alla fine proprio la testa, unita a un tennis di grande qualità, ha permesso a Giustino di terminare sdraiato e felice sulla terra del campo numero 14 nell’impresa più bella della sua vita sportiva.

DA BRUGUERA I PRIMI PASSI

Cresciuto in Spagna, a Barcellona, Giustino è passato sotto le cure della famiglia Bruguera, ha subito mostrato qualità importanti (gran diritto e un gioco di pressione tipicamente di scuola iberica) ma ha faticato – anche per diverse noie fisiche – a farsi largo nel tennis di vertice. Ciò che non gli è mai mancata è stata l’ambizione, insieme a una grande caparbietà e a una sensibilità non comune. Doti scritte nel dna, peraltro, visto che il fratello Gennaro è diventato cardiologo di fama e lavora attualmente a New York, dove nei mesi scorsi è stato in prima linea contro l’emergenza sanitaria. “Pubblicando pure – sottolinea ora Lorenzo con orgoglio – uno dei primi studi sugli effetti del Covid sul cuore”. Non è stato semplice, per il tennista di famiglia, resistere al lockdown. Lui che aveva bisogno urgente di mettere partite nelle gambe e nel braccio, dopo la caduta nel Challenger di Manerbio che lo scorso anno gli era costata moltissimo. “Non mi ero più davvero ripreso fino all’arrivo a Parigi – sottolinea – dove ho trovato dei fisioterapisti straordinari che mi hanno consentito di giocare senza dolore”.

IN VIAGGIO VERSO I TOP 100

Così ha superato le qualificazioni (battendo Marterer, Grenier e Dustin Brown), ha sperato in un sorteggio non troppo duro e la sorte gli ha donato un Moutet. Che è sì giocatore di grande talento, ma è pure troppo spesso vittima delle sue incertezze. Il sei-zero confezionato dal transalpino in apertura avrebbe potuto stendere un toro, invece Giustino non è solo tecnica e tennis, è anche pensiero e resilienza. Difficile, nel circuito dei pro, trovare uno come lui. Uno che studia appena può (ha appena cominciato una università di economia online), che è curioso verso il mondo, che vuole sapere e vuole informarsi, cercando di trarre sempre un insegnamento, piccolo o grande che sia. Ecco perché ha trovato in Carbone, che in fondo è esattamente come lui, un tecnico perfetto per farlo finalmente sbocciare. Ecco perché queste sei ore parigine rappresentano bene il riassunto di una vita. E di una carriera che adesso, forse, potrà prendere un’altra strada: quella che porta (almeno) nei top 100.