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Sampras e Federer, uguali e diversi

Pubblicato il 2 luglio 2020

Il 2 luglio del 2001, a Wimbledon, andò in scena il passaggio di consegne. Ma cosa accomunava davvero Pete Sampras e Roger Federer, oltre a una certa somiglianza nel gioco? E cosa li ha divisi, lungo le rispettive carriere? Ecco la storia di una sfida a distanza, che in realtà ha unito due generazioni di appassionati sotto la bandiera del bel tennis.

Era il 2 luglio del 2001, quando andò in scena il passaggio di consegne: sul Centre Court di Wimbledon, Roger Federer superava Pete Sampras in cinque set, col punteggio di 7-6 5-7 6-4 6-7 7-5. Forse non una delle partite più belle della storia, certamente una delle più iconiche. Di fronte, da una parte colui che allora era considerato il più grande, oltre che il più ammirato per lo stile (Sampras), dall’altra quello che era tra i candidati a prenderne il posto. Anni dopo, sarebbe stato lo stesso Roger ad ammettere al mondo ciò che in realtà risultò piuttosto chiaro fin dal principio: quel match era stato il vero inizio della sua storia, il vero inizio della costruzione del mito.

GLI IDOLI DI ROGER: BECKER ED EDBERG

Non era stato il primo idolo d’infanzia di Roger, Pistol Pete. Il bimbo ribelle venuto da Basilea, all’americano preferiva Boris Becker e Stefan Edberg, protagonisti dei poster che teneva appesi in camera sua. Crescendo, però, la consapevolezza di assomigliare più a Sampras che ai due campioni del Nord Europa crebbe al punto da indurlo a portare la figura del vincitore di 14 Slam almeno sullo stesso piano della coppia di colleghi illustri. Perciò sì, alla fine possiamo dire che Federer, da Sampras, trasse ispirazione. Ma come, esattamente? Quali sono i punti in comune tra questi fenomeni in grado, in epoche così vicine, di riscrivere la storia del loro sport?

EPOCHE DIVERSE

La prima considerazione da fare è che si tratta sì di epoche vicine, ma allo stesso tempo di epoche diverse. Più di quello che si sarebbe portati a pensare guardando alle date e all’incrocio (seppur concentrato in una sola partita) tra le loro carriere. Perché nel periodo in cui Sampras dominava il circuito – parliamo degli anni Novanta – il tennis era molto lontano da quella omologazione delle superfici che poi sarebbe diventata un tratto distintivo dei primi decenni del nuovo Millennio. Quando Sampras vinceva Wimbledon lo faceva a furia di serve&volley, trovando nel servizio e nel gioco di rete degli alleati fondamentali, nascondendo al contempo quelle incertezze sul lato sinistro che invece comparivano evidenti sulla terra battuta, allora decisamente lenta e adatta ai rematori.

LA DIFFERENZA? PARIGI

Pete vinse per sette volte i Championships, e ci aggiunse pure due trionfi in Australia e cinque agli Us Open. In compenso, a Parigi non arrivò mai nemmeno in finale, fermandosi in semi nella sua annata migliore, il 1996. Gli avversari dell’americano avevano poche armi per fermarlo, se sotto ai piedi si trovavano i prati. Le loro chance aumentavano sul cemento, mentre sulla terra erano in parecchi a poterlo fermare. La storia di Federer ricalca quella dell’americano se parliamo di Wimbledon e Us Open, mentre altrove, e in particolare sul rosso, gli è andata sicuramente meglio: lui, Roger, Parigi l’ha persino saputa conquistare. Si potrebbe obiettare che le carriere sono imparagonabili per durata, considerato che quella di Sampras si fermò nel 2002, quando il campione aveva appena 31 anni. Età nella quale Roger era nel pieno dell’attività, anche grazie a una gestione fisica impensabile soltanto dieci anni prima. Eppure l’obiezione non regge perché il basilese, proprio a 31 anni, collezionò a Wimbledon lo Slam numero 17.

IL LEGAME: ANNACONE

Il legame vero tra i due, oltre a quel match del 2001, è però un allenatore. Si tratta di Paul Annacone, che si andò a sedere sulla panchina di Roger il 26 luglio del 2010. Per i tifosi di Federer come per quelli di Sampras (spesso parliamo delle medesime persone) fu un momento di straordinaria emozione. E fu proprio con Annacone al suo angolo che Roger, nel 2012, raggiunse Pete a quota sette vittorie sui campi di Church Road. Ce n’era abbastanza per costruirci un film e per prolungare la collaborazione in eterno, invece nel 2013 qualcosa smise di funzionare: lo svizzero visse uno dei suoi anni peggiore e la partnership si chiuse lì, quando ancora la carriera di Sua Maestà era ben lontana dalla conclusione. Negli occhi della gente, tuttavia, Sampras e Federer, così diversi e così uguali, sono spesso il riflesso della stessa passione.