blog
home / BLOG / L’ESEMPIO DI FLAVIA

L’ESEMPIO DI FLAVIA

Pubblicato il 23 aprile 2019

 

 

Quando Flavia Pennetta raggiunse, prima italiana nella storia, la top 10 del ranking Wta, non aveva ancora vinto un titolo di quelli che cambiano la vita. Era il 17 agosto del 2009, eppure la brindisina stava aprendo una strada, avviando un ciclo di successi per il tennis femminile italiano che nessuno avrebbe mai nemmeno osato immaginare. Quel 17 di agosto fu uno spartiacque, fu il momento in cui si avvertì chiaramente che non esistevano limiti. Perché quelli (mentali) che attanagliavano il tennis tricolore, erano caduti insieme al tabù dell’approdo tra le prime dieci giocatrici del mondo. Di quella svolta ne avrebbero tratto giovamento, in momenti diversi, Sara Errani, Roberta Vinci e Francesca Schiavone, quest’ultima capace nel 2010 di abbattere un altro tabù, conquistando il primo Slam della storia delle ragazze italiane. Quel circolo virtuoso che coinvolse le nostre ‘Fab Four’ si chiuse con un doppio trionfo di Flavia: Indian Wells nel 2014 e gli Us Open l’anno successivo, in finale su Roberta Vinci. In sette anni, quattro donne avevano riscritto la storia dello sport italiano.

 

MADRE, MOGLIE, CAMPIONESSA

Oggi Flavia Pennetta ha 37 anni, è madre e moglie. Ma pur non essendo direttamente impegnata nel mondo del tennis, un ruolo indiretto nelle fortune delle racchette italiche ce l’ha ancora. “Flavia – ha detto il marito Fabio Fognini nell’immediato dopo gara della finale vinta a Monte-Carlo – mi sopporta e mi supporta. È tutto. Senza di lei non sarei qui”. Che magari sarà pure una frase di circostanza, ma che porta in dote una bella dose di verità. La maturazione umana e sportiva di Fognini, alla soglia dei 32 anni, arriva senz’altro anche da lì. Da quella donna che a passi lenti è entrata nel cuore del talento ligure, fino a metterci radici. Lei gli sta donando una tranquillità prima sconosciuta, lei gli sta dipingendo sul volto un sorriso dove in precedenza trovava spazio una smorfia di nervosismo. E se adesso Fabio sta ricavando dal suo talento qualcosa che in passato non era mai riuscito a dimostrare, lo deve a una moglie che lo conosce bene, ma che conosce altrettanto bene le difficoltà del mestiere di campione.

 

FEDERICO PRIMA DI TUTTO

Mentre di volta in volta, a seconda delle circostanze più o meno fortunate, i sostenitori del Fognini nazionale salivano e scendevano dalla giostra, lei si è messa in disparte ad ascoltare quello che sarebbe diventato suo marito. La loro unione ha prodotto il frutto più bello, un bimbo che porta lo stesso nome – Federico – di un altro talento straordinario mancato troppo presto, l’aretino Luzzi. Ma adesso di frutti ne stanno arrivando altri, e sono direttamente connessi con il campo. La serenità di Fognini si vede nei momenti delicati, quando è ben chiaro che ci sia qualcosa di ben più importante che lo attende, comunque vada la partita. E l’atteggiamento che pure resta, e probabilmente resterà sempre, quello un po’ insofferente dei talenti ribelli, si sta incanalando verso qualcosa di gestibile, ancorché di profondamente insito nel personaggio.

A UN PASSO DAI TOP 10

La vittoria del ligure nel ‘1000’ monegasco somiglia tanto a quella di Flavia a Indian Wells, con la differenza che Fognini, nei top 10, non ci era arrivato prima e non ci è arrivato nemmeno adesso. Ma la distanza che lo separa dai primi che è possibile mettere nel mirino, Marin Cilic e John Isner, è ormai ridottissima: 5 punti dal croato, 245 dall’americano. Con la stagione sulla terra che – infortuni permettendo – sembra messa lì apposta per dargli un’occasione. Poi, se e quando questo muro sarà abbattuto, bisognerà pensare pure agli Slam, e in particolare a Parigi. Dove certo, la musica cambia rispetto a un torneo, pur importante, che dura una sola settimana. Ma dove le condizioni di gioco sono tali da alimentare legittime speranze. Tutto questo circolo virtuoso che continua e si riproduce, partendo da quel 17 agosto del 2009, può avere effetti benefici anche sugli altri giocatori italiani. Su Matteo Berrettini che sta assaggiando il tennis dei grandi, su Lorenzo Sonego che sta dimostrando di avere un cuore e una testa fuori dal comune, sui teen-ager Musetti, Sinner e Zeppieri, alle prese con le prime esperienze tra i pro. O su chiunque altro sbucherà da ora in avanti, e che saprà perfettamente di non doversi porre limiti, di non avere tabù da sfatare.