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LE BATTAGLIE DEL TENNISTA FILOSOFO

Pubblicato il 21 marzo 2019

“La bellezza salverà il mondo”. Ma anche il coraggio e la perseveranza faranno la loro parte. Janko Tipsarevic è un tipo che non si arrende. Uno di quelli che, per quanto la sfortuna si accanisca, non si riesce mai a mettere davvero al tappeto. Otto (sì, otto) operazioni di varia natura hanno accompagnato – si fa per dire – gli ultimi cinque anni di una carriera che più volte è stata sul punto di terminare definitivamente, e che invece continua nonostante tutto. Continua perché il serbo è sportivo di valore ma pure uomo pensante, che conosce benissimo una delle regole fondamentali della vita, oltre che della sua disciplina: ‘it’s not over, until it’s over’. Non è finita sino a che non è finita. Non vinceva un match nel circuito maggiore dall’agosto del 2017, Janko, ma il suo digiuno si è interrotto all’esordio sui campi di Miami: un’ora e 35 minuti per battere l’americano Bradley Klahn col punteggio di 6-3 6-3. Una partita normale, che non finirà nei libri di storia, ma che per Tipsarevic rappresenta un ennesimo nuovo inizio.

TOP 10 E LA DAVIS CON NOLE

Quella frase, “La bellezza salverà il mondo”, che Fedor Dostoevskij fa pronunciare al suo ‘Idiota’ nel celebre romanzo, Janko ce l’ha tatuata addosso. Ma il coraggio e la perseveranza, quelli, se li porta da casa ogni volta che mette piede sul campo, sia per un allenamento o per una partita. Mai banale, mai ripetitivo, il serbo è un esempio per tanti giovani e un pezzo di storia del suo Paese: nell’era di Novak Djokovic, è riuscito a ritagliarsi un posto accanto al campione più acclamato entrando nei top 10 e conquistando pure la Davis nel 2010. Un traguardo particolarmente sentito da uno come lui, che non gioca e non vince mai solo per se stesso. L’ultimo problema, ai tendini della gamba destra, sembrava aver messo la parola fine a una bella storia, comunque di successo. Invece no, Janko ha deciso che non era il momento. “Perché sì – dice lui – un po’ mi sento vecchio, ma non fuori tempo massimo. E se mi alleno bene, i dolori li avverto meno. Anche perché ormai mi sono abituato a conviverci e non ci faccio più troppo caso”.

ALL’INFERNO E RITORNO

Nell’anno dei 35, Janko si trova a dover riemergere dalla posizione numero 453 Atp, e punta almeno a tornare tra i 100. Un’impresa che peraltro gli era già riuscita tra il 2016 e il 2017. “Posso giocare dodici tornei col ranking protetto – continua il serbo – e voglio provarci fino in fondo. Voglio vedere come riuscirò a difendermi e quindi tirerò le somme. Fin qui tutti mi incoraggiavano, tutti mi sostenevano dicendomi che era già importante tornare in campo, nelle mie condizioni. Ma io non mi accontento delle pacche sulle spalle quando perdo. Io se torno, torno per vincere”. I suoi ultimi cinque titoli, tra 2016 e 2017, sono tutti arrivati dal circuito Challenger. Mentre per trovare un trionfo a livello Atp bisogna tornare al 2013, quando vinse a Chennai. In totale, ha conquistato quattro trofei nel circuito maggiore e un paio di quarti di finale Slam, ma la gente lo ricorderà più per le sue battaglie, tra cui quella per un tumore benigno al piede, un altro dei suoi mille momenti difficili. Quando deciderà di salutare, sarà ricordato anche per la sua passione per la filosofia, per la lettura, per i classici. Ma intanto lasciamolo giocare. C’è Miami che chiama, e una partita di secondo turno contro Roberto Bautista Agut, l’ultima sua vittima in una finale Atp.