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LA NUOVA (VECCHIA) MASHA

Pubblicato il 18 gennaio 2019

Così lucida e cattiva, agonisticamente parlando, non la vedevamo da tanto, tanto tempo. Maria Sharapova torna a vincere una partita importante ed equilibrata, in un momento cruciale di uno Slam, contro una delle prime tre giocatrici del mondo. Lei che oggi è numero 30, ma che agli occhi del pubblico e delle avversarie vale sempre e comunque una top 10. Come quelle atlete ‘fuori categoria’, al di sopra del tempo e delle classifiche. Nel successo voluto e catturato coi denti di fronte a Caroline Wozniacki, si è rivista una voglia di essere protagonista che i suoi occhi non svelavano più da almeno tre o quattro anni. Prima della valanga che l’ha travolta, fatta di inciampi fisici e non solo. Fatta di sguardi delle avversarie (su tutte, proprio la danese) che la reputavano molto spesso colpevole, oltre ogni ragionevole dubbio e oltre ogni possibile difesa.

UNA CAMPIONESSA MATURA

Oggi Maria è una donna diversa, senz’altro più matura, più consapevole. Una donna che – parole sue – nel corso del 2019 vorrà ‘passare più tempo con la sua famiglia, prendersi cura degli affetti’. Una donna capace di sedersi a fianco dell’avversaria costretta al ritiro, come è accaduto a inizio stagione in Cina con Xinyu Wang, e consolarla sussurrandole parole di conforto degne della più attenta sorella maggiore: ‘continuando così, diventerai presto numero 1 del mondo, te lo assicuro’. Una donna che sa di avere commesso delle leggerezze, quando non degli errori veri e propri, ma che dal momento in cui ne ha preso coscienza ha saputo riprendere a lavorare come e forse meglio di prima. Richiamando al suo angolo quel Thomas Hogstedt che fu pure ai box della Wozniacki, e che della russa conosce alla perfezione ogni pregio e ogni difetto.

DAL DUBBIO ALLE CERTEZZE

E pensare che Masha, a questo Slam, non ci era arrivata proprio con la massima fiducia, considerato il ritiro per infortunio patito a Shenzhen, che aveva fatto temere persino per una sua partecipazione in quel di Melbourne. Invece, una volta messo piede in terra australiana, la 31enne siberiana ha mandato a casa con un cappotto (doppio 6-0) la britannica Dart, riservando poi quasi lo stesso trattamento alla svedese Peterson (6-2 6-1), prima del match della possibile svolta. Adesso viene il bello, con le variazioni dell’aussie Ashleigh Barty come prossimo ostacolo, sulla strada di un incrocio con Petra Kvitova, o contro l’emergente americana Amanda Anisimova. La verità è che una Sharapova in condizione e in fiducia, come pare quella attuale, non teme nessuna delle avversarie della parte bassa del draw. E forse nemmeno Serena Williams, la più accreditata per arrivare in fondo nella sezione superiore.

L’ULTIMO SLAM A PARIGI

Maria che a Melbourne ha trionfato solo una volta, 11 anni fa, e che non conquista uno Slam dal Roland Garros del 2014, adesso torna a sentire il profumo del successo. Che magari non sarà troppo vicino, ma non è nemmeno lontanissimo, come invece appariva fino a poco tempo fa. Il sorriso sfoggiato in mezzo al campo dopo l’ultimo ‘quindici’ è più brillante di tutti gli altri, più convinto e più sereno. È quello di una campionessa che si sta riprendendo la propria vita, pur consapevole del fatto che la maggior parte del percorso è ormai dietro le spalle. “So che la carriera non è infinita – ha detto – e per questo ne voglio assaporare ogni momento. Giocare partite come questa è il motivo per cui sto continuando ad allenarmi e a soffrire. Vincerle, è la ragione che mi spinge a essere ottimista, a dire che posso tornare dove sono stata”. Per tutte le altre, suona come una specie di minaccia.