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I TEMI DEL 2019 (ATP)

Pubblicato il 26 dicembre 2018

Si avvicina l’anno nuovo e c’è grande curiosità per capire quali saranno le gerarchie nel circuito maschile, tra i campioni dell’ultimo decennio che si mantengono al vertice e i giovani che scalpitano alle loro spalle. Per l’Italia, invece, sarà l’anno della (non facile) conferma.

FEDERER SULLA TERRA

Gira e rigira, a inizio stagione i riflettori sono puntati soprattutto su di lui. Come capita ormai da quasi vent’anni. Stavolta il punto di domanda riguarda la presenza di Roger Federer sulla terra, per il Roland Garros ma non solo. Quegli eventi che lo svizzero ha pensato invece di lasciare da parte negli ultimi anni per avere più energie da spendere al momento di mettere i piedi sull’erba e sul cemento, dove il suo talento trova maggiori soddisfazioni e minori resistenze. Nessuno (o quasi), nel frattempo, si è permesso di contraddirlo (e ci mancherebbe pure), ma è stato lui stesso a lasciare aperta una porta a un cambio di programma e quindi a un ritorno sul mattone tritato. Capire quali sarebbero le sue chance, nel caso, non è problema di facile soluzione. Ma, nel momento in cui questa ipotesi si dovesse concretizzare, c’è da giurare che Roger non sbarcherebbe a Parigi solo per fare presenza.

DJOKOVIC THE CANNIBAL

Da Wimbledon in poi, il tennis ha ritrovato il suo padrone. E al momento, nonostante qualche incertezza nel finale di stagione, non si vede come Novak Djokovic possa lasciare ad altri quella poltrona di numero 1 del mondo che è lo specchio più fedele della sua ritrovata fiducia. Certo sulla terra (e non solo) dovrà temere Nadal; sull’erba (e non solo) dovrà temere Federer. Ma in ogni caso la distanza che lo separa dai suoi due grandi rivali, anche sulle superfici più adatte al loro rendimento, è davvero ridottissima, quasi impercettibile. La crisi fisica e mentale che lo ha attanagliato per un paio d’anni è ormai dimenticata, e le doti di combattente del serbo, unite al suo tennis buono per ogni stagione, lo dovrebbero mettere al riparo da ulteriori sorprese negative. Un pensiero a quel Grande Slam sfumato di poco in passato, tutto sommato, lo si può pure fare.

TSITSIPAS & CO.

Tra Next Gen e dintorni, è il caso di cercare i veri rivali da opporre al triumvirato Djokovic/Nadal/Federer. Senza, ovviamente, trascurare il ritorno di Andy Murray. Ma è dalle parti dei giovani che gli appassionati e gli addetti ai lavori si attendono qualche exploit. Nessuno, peraltro, si sorprenderebbe di un trionfo in un Masters 1000 dei vari Alexander Zverev, Stefanos Tsitsipas o Denis Shapovalov, già più volte a segno anche nei confronti diretti coi migliori. Mentre è tutto un altro discorso se parliamo di prove dello Slam. Dove il gioco si fa duro, i set da vincere diventano tre ad ogni partita e persino i tempi di recupero dipendono più dall’esperienza che dalla freschezza atletica. Da aggiungere ai tre già citati, ci sono pure i russi Khachanov, Medvedev e Rublev, l’australiano De Minaur, il coreano Chung (che però dovrà prima di tutto trovare un equilibrio fisico che ora gli manca) e magari il nostro Matteo Berrettini.

CONFERMA ITALIA

I sei tornei vinti nel 2018 sono un punto di partenza e non di arrivo. Il tennis nello Stivale sta vivendo un momento d’oro, certificato pure dalla crescita del numero dei tesserati, che ha lanciato lo sport della racchetta al secondo posto dietro al calcio. Un’impresa che va accompagnata dalla conferma degli splendidi risultati della stagione appena terminata. Fabio Fognini ha (legittime) ambizioni da top 10, ma per fare quel gradino in più avrà bisogno di qualche exploit negli Slam e nei 1000, cosa che finora gli è accaduta raramente. Matteo Berrettini potrà continuare serenamente il suo lavoro e il suo percorso di crescita, con l’obiettivo top 50 che è davvero molto molto vicino. Chi invece, presumibilmente, avrà le maggiori difficoltà nel confermarsi, è Marco Cecchinato. Il quale fino a Parigi potrà dormire relativamente tranquillo, ma in seguito vivrà le inevitabili pressioni di chi ha una valanga di punti da difendere. Nel frattempo potrebbero però emergere gli altri: Sonego, Fabbiano, Travaglia, Quinzi, Baldi o chissà chi altro. Perché la notizia migliore è che il gruppo azzurro non è mai stato così folto, e in Australia sarà composto (a meno di forfeit) addirittura da una ventina di elementi.