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I TEMI DELL’ERBA

Pubblicato il 15 giugno 2018

A qualche giorno dall’inizio di Wimbledon, le domande degli appassionati sono le solite della stagione sull’erba. C’è lui, Roger Federer, che torna dopo la ormai consueta pausa in coincidenza con la terra battuta. E ci sono tutti gli altri, con Nadal e (soprattutto) Djokovic che rappresentano delle incognite, i bombardieri pronti a scaricare i loro ace e una nutrita pattuglia di giovani che pare decisa a rendere la vita difficile ai migliori. Il tutto in un torneo che quest’anno avrà la concorrenza mediatica dei Mondiali di calcio, che termineranno con la finale lo stesso giorno, e quasi alla stessa ora, dell’ultimo atto dell’evento londinese.

ROGER FEDERER

Il Re del tennis torna puntuale quando vede verde sotto le scarpe, per tentare di allungare una carriera che è più vicina alla leggenda che alla storia dello sport. Per dare un’idea di quanto ancora sia lui il più amato dai tifosi e il più ricercato dagli sponsor, basta dare un’occhiata alle entrate che gli derivano da tre dei suoi partner principali, che di recente hanno trovato giusto e persino logico rinnovare i contratti: 75 milioni di euro spalmati su una manciata di anni. Poi, al di là dei numeri, ovviamente Roger è soprattutto emozione. Quella di vederlo impegnato a dispensare magie che per la maggior parte dei colleghi risultano letali. Sarà lui, una volta ancora, il favorito di Wimbledon. Anche se un po’ meno di quanto lo era Nadal a Parigi.

LE INCOGNITE: NADAL E DJOKOVIC

Sono due incognite da mettere alla pari. Perché Rafa, uscito come al solito trionfatore dalla sua amata terra, deve fare i conti con un fisico che gli presenta il conto e con una superficie, l’erba, che più di una volta lo ha tradito. I bei ricordi del maiorchino a Londra risalgono al periodo 2006-2011, poi parecchie delusioni e due assenze, compresa quella di dodici mesi fa. Un Nadal al meglio, o vicino al top, anche a Wimbledon potrebbe dire la sua, ma c’è il rischio che sui prati del Tempio si presenti un Rafa a mezzo servizio. Diverso il discorso per Djokovic, sicuramente in ripresa sotto il profilo tennistico ma provato mentalmente dallo stop patito a Parigi per mano di Cecchinato. L’erba potrebbe aiutarlo a trovare quel ritmo che sulla terra restava altalenante, ma un suo approdo nelle fasi decisive avrebbe comunque il sapore della sorpresa.

I BOMBARDIERI

Per capire chi potrebbero essere i veri rivali di Federer bisogna alzare lo sguardo verso i bombardieri del circuito, quei giganti che fanno del servizio la loro arma principale. Come Marin Cilic, già protagonista sul rosso e pronto per recitare da guastafeste sull’amata erba, che proprio lo scorso anno gli regalò la finale dei Championships, dopo tre quarti consecutivi. Insieme a lui, bisognerebbe citare Kevin Anderson e John Isner, ma entrambi non sono a loro agio sui prati del Tempio: mai oltre gli ottavi il sudafricano, mai oltre il terzo turno l’americano. A dimostrazione che va bene il servizio, ma per fare bene sull’erba servono anche reattività e doti difensive. In questo senso, hanno qualche arma in più da mettere sul piatto Sam Querrey e Thomas Berdych, che però non sono esattamente il simbolo del giocatore vincente. Un discorso a parte merita Juan Martin Del Potro, che in semifinale a Wimbledon ci è arrivato nel 2013, ma prima e dopo non ha raccolto granché, condizionato dalla valanga di infortuni che gli ha complicato la carriera.

I GIOVANI E GLI ALTRI

Parlando dei Next Gen, non si può non partire da Alexander Zverev, che ha tutte le qualità tecniche per far bene sull’erba, ma che prima di tutto deve superare quell’allergia da Slam ormai conclamata. Kyle Edmund è inglese e solo per questo va tenuto d’occhio, anche se lo stile non è quello di Murray e tantomeno quello di Henman, dunque da lui non è lecito aspettarsi i miracoli su una superficie che deve ancora imparare ad addomesticare (quattro sconfitte al primo turno e una al secondo, nel tabellone dello Slam di casa). Shapovalov e Rublev dovranno cercare di tenere a bada un’esuberanza spesso nemica del gioco su erba, dove più che l’esplosività serve la cura dei dettagli. Così pure dovrà fare Tsitsipas, il greco che punta a stupire e che sta migliorando di torneo in torneo. Tra infortunati e ragazzi a caccia della miglior condizione, chissà che poi si debba puntare su alcuni dei soliti noti: quelli un po’ meno giovani ma già capaci di lasciare il segno. Come Grigor Dimitrov, semifinalista nel 2014 (ma per il resto sempre bocciato entro gli ottavi), o come Goffin e Nishikori, teoricamente perfetti per rendere al meglio sui prati. Wimbledon, Federer a parte, è difficilmente pronosticabile. L’unica cosa certa è che ci farà divertire.