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BRIVIDO FEDERER

Pubblicato il 30 agosto 2017

Qualche brivido lungo la schiena lo ha provato, Roger Federer. Lui che da quando ha messo piede a New York, persino a inizio carriera, non ha mai perso prima del terzo turno. In una giornata autunnale, sotto il tetto dell'Arthur Ashe Stadium per ripararsi dalla pioggia che ha cancellato il 90 per cento del programma, Frances Tiafoe ha tenuto il mondo del tennis col fiato sospeso per cinque set, fino a un passo dall'impresa di una carriera che in sostanza, per il 19enne originario della Sierra Leone, comincia ora. Non è esattamente bello da vedere, il gioco del 'Next Gen' americano, ma il suo braccio va veloce e di fronte a un Roger ancora arrugginito c'è mancato poco per portare a casa la sorpresa dell'anno.

Il Re ha sofferto, ha perso il primo set per 6-4 e il quarto addirittura per 6-1. Ha sprecato malamente un match-point sul 5-3 del quinto e ha subìto un break che ha riammesso in partita un Tiafoe ormai piuttosto rassegnato. Cose che di solito accadono agli altri, mica al Migliore di sempre. Invece per un giorno Roger si è ritrovato normale, ancora un po' acciaccato dopo i problemi accusati a Montreal e sicuramente con la necessità, ora abbastanza urgente, di trovare una condizione accettabile in corso d'opera. Gli è bastato un sussulto d'orgoglio e una lucidità da fenomeno per incassare il 6-4 che lo porta al secondo turno, ma i prossimi avversari avranno più esperienza del suo rivale all'esordio, e questa versione di Federer non può bastare per arrivare in fondo.

“Il merito di questo equilibrio va soprattutto a lui – ha dichiarato il basilese a fine gara – perché mi ha saputo mettere in difficoltà fin dall'inizio approfittando dei miei cali. Ha un grande futuro davanti a sé”. Parole quasi obbligate, di fronte ai ventimila spettatori del Centrale di New York, ma che nascondono una buona parte di verità, più evidente dando un'occhiata alle facce perplesse di Mirka e Ivan Ljubicic seduti in tribuna. Sanno bene, loro come il diretto interessato, che per dare l'assalto allo Slam numero 20 bisognerà cambiare marcia prima che arrivino le sfide davvero complicate. Magari un Kyrgios negli ottavi, un Del Potro o un Thiem nei quarti, per non parlare di un Nadal in semifinale. Di tempo ce n'è, e spesso lo svizzero ha trovato la forma durante il percorso, ma lo Us Open sotto questo profilo è uno dei tornei più complessi dell'anno. Per la sua collocazione in calendario e per le condizioni di gioco teoricamente adatte a tutti e praticamente destinate a promuovere solo i più tenaci.

Roger si è scoperto più vulnerabile del previsto in una giornata in cui Rafa Nadal ha dato indicazioni positive, pur dopo un avvio balbettante. Di fronte al serbo Dusan Lajovic, talento leggero con un rovescio a una mano esteticamente pregevole, il maiorchino ha saputo recuperare un break di ritardo nel set iniziale, per poi vincere il tie-break e dilagare nel secondo e nel terzo. E malgrado le incertezze c'è stato un momento, proprio nel tie-break che ha indirizzato il confronto, in cui lo spagnolo ha concentrato la peggiore e la migliore versione di se stesso nel giro di un paio di punti: un doppio fallo che rischiava di consegnare il parziale al suo avversario, seguito dal punto più bello del match, coinciso con quello più importante. Sono i segnali di un Rafa d'annata, pronto a vendere cara la pelle: nessuno, nella Grande Mela, può permettersi di sottovalutarlo.