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L’ITALIA OLTRE CONFINE

Pubblicato il 21 luglio 2017

C'è stato un tempo, nemmeno troppo lontano, in cui l'Italia era tra le regine del circuito maggiore, in tema di organizzazione di eventi. Oltre a Roma, potevamo vantare tanti altri appuntamenti del circuito: erano addirittura otto in tutto nell'anno in cui l'Italia vinceva il Mondiale di calcio, nel 1982, mentre il record è di sette se partiamo dalla riforma dell'Atp nel 1990. Si è giocato a Bologna, Genova, Firenze, Venezia, Napoli, Ancona, Ferrara, Treviso, Sanremo, Bari, Saint Vincent, Palermo, San Marino (ok, non è Italia ma…), Bolzano, persino nella piccola Merano (nel 1999). E si è giocato soprattutto a Milano, quello che per anni è stato il vero gioiello del calendario del Nord Italia, con un albo d'oro all'altezza di tornei ben più blasonati. Milano tornerà in novembre con l'esperimento delle Next Gen Atp Finals, sicuramente affascinante e destinato a segnare un cambio di passo nel modo di intendere il tennis dei pro. Ma per il resto non si vedono segnali di altri possibili ritorni.

Non si vedono malgrado lo Stivale possa contare su 22 Challenger, ossia i tornei di fascia immediatamente inferiore a quelli del Tour Atp. Molti dei quali hanno raggiunto nel corso degli anni una solidità e un prestigio riconosciuti in tutto il mondo. Da Genova (che proprio in questi giorni ha dato notizia del cambio di direttore, da Giorgio Tarantola a Sergio Palmieri) a Caltanissetta, spesso si è parlato di un possibile upgrade, ma la verità è che per fare il grande passo verso un Atp 250 serve un capitale di partenza fuori dalla portata di molti. Di quasi tutti, nel panorama attuale. Parliamo di due milioni di euro in totale, tra l'acquisto di una data che oggi non c'è e l'impianto di un evento che comunque, visti i tempi, non darebbe nessuna garanzia di avere stelle di prima grandezza, leggasi top 10.

E allora cosa si fa? Si guarda oltre confine, per cercare quei tornei che pur fuori dal territorio italiano sono parenti stretti dei nostri. Umag, per esempio, che proprio in questi giorni si regala le battute conclusive con tre azzurri ai quarti di finale: il detentore del titolo Fabio Fognini, Paolo Lorenzi e Alessandro Giannessi, con Marco Cecchinato che sarebbe potuto essere il quarto ma che ha mancato l'approdo tra i migliori otto dopo aver mancato un match-point con Ivan Dodig. L'evento istriano a pochi chilometri da Trieste è da sempre tra i più amati dal pubblico italiano, che approfitta del mare e delle spiagge del litorale croato per realizzare la vacanza tennistica per eccellenza. Ma un altro esempio di torneo dove i nostri connazionali sono la maggioranza arriva dal Masters 1000 di Monte-Carlo, ormai un 'must' come Roma per gli appassionati del Nord. Per il resto, i più vicini sono quelli di Marsiglia, Monaco di Baviera, Ginevra e Lione, ma nessuno di questi ha lo stesso appeal che muove le comitive dai circoli fin dai mesi precedenti.

Prospettive di crescita? Difficile azzardare previsioni in questo momento, ma il ritorno di un'altra prova del circuito maggiore al momento pare piuttosto lontana. Almeno per quanto riguarda il mondo Atp. Perché tra le donne la situazione è un po' diversa, considerato che la Wta ha creato questo cuscinetto di eventi da 115 mila dollari che al momento sono sette e che rappresentano una porta di passaggio verso il 'vero' Tour maggiore. Il più vicino a noi è ancora una volta in Croazia, a Bol (dove c'è una delle spiagge più suggestive del Mediterraneo), ma in questo caso ci sono alcuni appuntamenti del circuito Itf tricolore che potrebbero ambire a questo piccolo salto in alto: dal Forza e Costanza di Brescia al Tiro a Volo di Roma (entrambi con un montepremi da 60 mila dollari), alzare l'asticella non è impossibile. Sarebbe un primo passo verso una risalita che il movimento italiano sta dimostrando di meritare.