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IL RITORNO DI MARIA

Pubblicato il 27 aprile 2017

Quindici mesi di stop, da gennaio 2016 a fine aprile 2017. Quindici mesi di domande, spesso senza risposte. Quindici mesi di opinioni contrastanti e di polemiche. Maria Sharapova ha lasciato il purgatorio in cui era stata catapultata all'indomani della squalifica per doping, per aver assunto quel meldonium divenuto sostanza proibita solo di recente, dopo che la russa ne aveva fatto uso per anni.  A Stoccarda, contro la tarantina Roberta Vinci, il ritorno in campo grazie a una wild card, un invito che gli organizzatori le hanno riservato (contro il parere di tante colleghe), facendola dunque rientrare in grande stile nel suo mondo, quello che anche durante la sospensione non ha mai smesso di essere al centro dei suoi pensieri.

È finita con un urlo liberatorio, un urlo prolungato che racchiudeva la soddisfazione per aver colto subito un successo (7-5 6-3) e per aver capito che quegli allenamenti intensi di inizio anno erano serviti a qualcosa. Per aver capito che la nuova Sharapova non è poi così distante da quella vecchia, tutt'altro. Certo un po' di ruggine si intravede, qualche errore gratuito di troppo arriva, ma l'intensità e la presenza agonistica sono quelle dei giorni d'oro. Dall'altra parte, Roberta si oppone finché può, cerca di mettere una pezza col talento dove non arriva con la difesa. Ma non basta. È troppa la voglia di vincere di Maria, che proprio sul carattere dovrà puntare, fino a che non ritroverà quei meccanismi che erano automatici solo un anno e mezzo fa, ma che ora sono diventati più complessi da mettere a punto.

Per il tennis femminile, al netto delle polemiche piuttosto inevitabili e al di là di come la si possa pensare, il ritorno di Maria è una boccata d'ossigeno. Perché con il vertice occupato da una Kerber troppo anonima e da una Serena Williams alle prese con la prima maternità, c'è bisogno di qualcuno che faccia notizia. E chi meglio di lei, che a 17 anni vinse a Wimbledon dando vita a una fiaba, quella della bella ragazza venuta dai confini del mondo capace di imporsi in uno sport così occidentale, così complicato. Complicato è sempre stato, da quel momento in poi, passare inosservata, perché tra le capacità tennistiche e le virtù estetiche, l'industria Sharapova ha preso a prosperare, facendo diventare oro tutto ciò che veniva a contatto con lei.

Per contro, la Sharapova che si è presentata in conferenza stampa dopo il suo primo match a Stoccarda, e che si è trovata di fronte tanti giornalisti come non capita nemmeno per un post-vittoria a Wimbledon, è sembrata una donna tranquilla, ordinata e consapevole. Tutt'altro che una macchina pensata per far soldi. “Non posso gestire le parole altrui – ha detto – e posso solo concentrarmi su ciò che so fare: andare là fuori, allenarmi, giocare i match e cercare di vincerli. Nel corso del periodo di sospensione ho dedicato spazio agli amici, a tante passioni che avevo anche in precedenza e che non avevo mai avuto il tempo di coltivare. Cerco di fare un passo alla volta, di concentrarmi sul presente”. Non c'è passato e il futuro non è ancora arrivato. Il mantra è scritto. Ora c'è da scrivere la seconda parte di una storia lasciata a metà.