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SERVE UN MIRACOLO

Pubblicato il 8 aprile 2017

Serve un miracolo, a questa Italia, per restare aggrappata alla Davis. Lo 0-2 della prima giornata di Charleroi appare come un'anticamera dell'eliminazione, soprattutto per come è maturato. La partita che doveva darci speranze concrete, Lorenzi-Darcis, ha visto il senese lottare come sempre ma uscire sconfitto in quattro set. Mentre, a seguire, Andreas Seppi non ha potuto fare nulla di fronte al talento di David Goffin. La superficie rapida ha aiutato i nostri avversari, certo. E il fatto di giocare fuori casa non ci ha dato una mano. Ma per onestà bisogna pure dire che questo Belgio, già finalista nel 2015, è semplicemente più forte. In fondo il tennis è facile da capire, e garantisce ai migliori un certo margine di sicurezza: chi merita, solitamente, la spunta. Corrado Barazzutti, giustamente, dice che non è finita, che si può e si deve lottare ancora. E ovviamente fa bene. Ma quante sono, statisticamente, le chance azzurre di una rimonta esterna?

Basta dare uno sguardo ai precedenti di Davis, per vedere che un'impresa così non è esattamente banale. L'ultima vittoria fuori dai confini nazionali recuperando da uno 0-2, l'Italia l'ha ottenuta nel 1960: era la finale inter-zona contro gli Stati Uniti, si giocava in Australia, a Perth, e Pietrangeli e Sirola riuscirono a ribaltare l'esito del confronto giocando sia il doppio, sia i singolari decisivi contro Buchholz e Mackay. Per trovare invece un successo in casa degli avversari, bisogna tornare al 1956, in Francia, al Roland Garros: con i galletti avanti per 2-0, furono nuovamente Pietrangeli e Sirola a dare il via alla remuntada, completata nei singolari dallo stesso Pietrangeli e da Beppe Merlo, capaci di mettere sotto Remy e Darmon. Da allora sono passati 60 anni e di prodezze simili non ce ne sono più state. Come del resto non ce n'erano mai state prima.

Un altro dato rende bene l'idea della situazione: da quando è tornata nel Gruppo Mondiale, ossia dal 2012, l'Italia ha vinto sette partite. Ebbene, soltanto in una di queste, contro la Svizzera a Pesaro, in formazione non era presente Fabio Fognini. Ma quella squadra elvetica, che si presentava senza le stelle Federer e Wawrinka, sostituiti da Chiudinelli e Laaksonen, non era proprio all'altezza della massima divisione. Questo Belgio è un'altra cosa, e lo sta dimostrando: per questo, l'assenza forzata del numero 1 azzurro si fa sentire più che mai. Per sperare bisogna intanto vincere il doppio, e non sarà banale. Poi bisognerà trovare il modo di fermare Goffin, e l'impresa in fondo sta tutta qui. Lorenzi (o Bolelli?) avranno poco da perdere, ma spostare gli equilibri, stavolta, appare davvero troppo complesso.