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UNA CARRIERA A ROVESCIO

Pubblicato il 19 marzo 2017

Sarà derby a Indian Wells, una finale tutta svizzera con il basilese Roger Federer e il losannese Stan Wawrinka. La finale più logica e più attesa dopo i risultati dei quarti, e confermata da due semifinali a senso unico. Roger e Stan si sono affrontati 22 volte in carriera, dal 2005 a oggi, con il basilese avanti per 19 a 3 e le uniche sconfitte patite sulla terra, due volte a Monte-Carlo, una al Roland Garros. Un dominio che ha radici tecniche certo, ma pure mentali, considerato che non si può negare una certa sudditanza psicologica di Stan The Man, nel momento in cui deve confrontarsi con colui che ha riscritto la storia del tennis. Del resto chiunque, al posto suo, vivrebbe le stesse emozioni: potresti essere ricordato – se non ci fosse l'altro – come il miglior tennista di sempre del tuo Paese, e invece devi comunque lottare per avere un qualche riconoscimento, nonostante tre Slam e la terza posizione mondiale.

 

Una specie di incubo, per chi ha un ego abbastanza sviluppato e dunque rifiuta il concetto di 'secondo', che poi agli occhi della gente è un po' come dire 'perdente'. Adesso poi, Roger gli sta scippando la popolarità pure sulla sua arma preferita, quel rovescio a una mano che Wawrinka si porta dalla culla e che sta in cima alle classifiche degli esteti. Proprio sui campi in cemento della California, però, Federer ha messo in mostra un colpo mai così bello ed efficace, forgiato dal lavoro degli ultimi mesi e da una fiducia tornata ai massimi livelli, oltre che dal piacere di non dover dimostrare più nulla a nessuno. Il rovescio del Re, oggi, è pari o superiore a quello del connazionale, è un'arma letale giocata con grande anticipo, che ha costretto Nadal in un angolo, che ha rimesso Sock al suo posto, che incanta per la facilità con cui esce dalla racchetta. Un colpo danzante, un esempio di come anche il Migliore di ogni tempo, a 35 anni, sappia trovare le chiavi per migliorarsi.

 

Non è scontata, la finale di Indian Wells, tutt'altro, come non è stata scontata la semifinale in Australia, quando il basilese ha chiuso in cinque set. Wawrinka potrà pure vincerla, ma non potrà cambiare la percezione che la gente ha del suo confronto con l'amico-rivale, decisamente impari. E pensare che nemmeno i migliori elvetici del passato, dall'olimpionico Marc Rosset a Jakob Hlasek (entrambi top 10), da Heinz Günthardt a Claudio Mezzadri, possono vantare un palmarès anche solo comparabile con quello di Stan. Il quale è semplicemente, come tanti altri, nato nell'epoca sbagliata. In quella che Roger Federer ha inaugurato più o meno quindici anni fa, e che lo stesso Roger vuole prolungare il più possibile. Magari fino ai 40 anni di età, come ha dichiarato di recente, facendo sognare chi del suo tennis sente già la mancanza, chi il tennis lo identifica con lui.