blog
home / BLOG / PAR(AD)IS BERCY

PAR(AD)IS BERCY

Pubblicato il 1 novembre 2016

Parigi non è soltanto Roland Garros, non è solo terra battuta e battaglie di cinque set. Parigi è anche Bercy, è tennis indoor, è l'ultimo '1000', festa di fine stagione per chi vuole guadagnarsi uno spazio in copertina. Come Andy Murray, che passando dall'Asia all'Europa, in particolare a Vienna, non ha perso smalto e sta continuando a vincere. Mettendo sempre più pressione a un Djokovic ormai a un passo dal lasciare lo scettro. Ma cosa dovrebbe succedere, a Parigi, per far sì che questo accada? Nulla di impossibile, in realtà: Andy dovrebbe conquistare il titolo, niente di più facile vista la sua buona vena. E il serbo dovrebbe fermarsi prima dell'ultimo atto. Oppure, con Murray in finale, ci vorrebbe un Nole clamorosamente stoppato entro i quarti.

Parigi è la città dei miracoli, e questo non sarebbe nemmeno il più eclatante visto all'ombra della Tour Eiffel, dunque lo scozzese e la Gran Bretagna tutta sono autorizzati a sperare. Sarebbe, Andy, il secondo numero 1 più anziano della storia, con i suoi 29 anni e 5 mesi, dietro soltanto al trentenne Newcombe, in vetta una quarantina di stagioni fa. E sarebbe capace di migliorare un best ranking di numero 2 raggiunto per la prima volta – pare incredibile – sette anni fa. Era il 2009 quando i sudditi di Sua Maestà si accorsero di aver trovato un campione: Murray aveva 22 anni e avrebbe dovuto attenderne altri tre per alzare al cielo il primo dei suoi trofei Slam, gli Us Open del 2012. Oggi arriva, Andy, da 15 vittorie consecutive, con due soli set persi (entrambi a Vienna) e nessun segnale di calo fisico, o peggio ancora di appagamento.

Del resto appagamento da vittoria non può esserci, fino a quando in ballo resta la questione di chi sarà il prossimo padrone del tennis. Con Parigi che magari potrebbe avvicinare ulteriormente i due, ora divisi nella race da soltanto 415 punti. O magari potrebbe rimandare tutto alle Atp Finals di Londra. Allora, nel momento più atteso dell'ultima parte dell'anno, quando i migliori otto sono chiamati a lottare fra loro per definire il più forte, ci sarebbe pure la battaglia per quella prima piazza che ha sempre un valore speciale. Perché quasi nessuno si ricorda dei numeri 2, ma chiunque ha bene in mente i numeri 1. Sono loro, del resto, a scrivere la storia.

Quella storia che nel decennio passato ha avuto come grande attore Roger Federer, ora fermo per ricaricare le batterie e in procinto di uscire, il prossimo lunedì, dai primi 10 giocatori del mondo. Mentre si prepara un cambio della guardia, è giusto segnalare un evento epocale come la discesa del Re, dal 2002 sempre presente tra i top ten. Sono passati più di 14 anni e nel frattempo è cambiato molto, nel circuito. Un cambiamento che è frutto anche, direttamente e indirettamente, di questa generazione dei Fab Four. Che dopo aver messo sul trono lo stesso Federer, Nadal e Djokovic, si prepara a premiare anche l'ultimo, il meno atteso, il meno in vista del quartetto.