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NUOVA ERA

Pubblicato il 6 ottobre 2016

Vedere Tathiana Garbin sulla panchina di Fed Cup al posto del capitano di quattro titoli mondiali, Corrado Barazzutti, ha un significato che va ben oltre un normale avvicendamento. Sì perché con lei, l'Italia del tennis in rosa entra in un'altra era, quella più difficile, se pensiamo che arriva dopo il periodo più florido della storia del movimento tricolore. Parliamo, per l'epoca 'Barazza', di quattro titoli in cinque finali, di quindici anni e trentasei partite, della prima posizione mondiale nel ranking Itf mantenuta più a lungo di quanto nessuno potesse mai immaginare. E parliamo, soprattutto, di una Nazionale che ha costituito un'eccezionale rampa di lancio per le imprese più belle delle nostre ragazze. Dal Roland Garros di Francesca Schiavone del 2010 allo Us Open di Flavia Pennetta nel 2015, passando per il 'Career Slam' in doppio di Vinci ed Errani.

Ora che Flavia ha detto basta, che Roberta e Francesca stanno dando fondo alle ultime riserve, restano Sara Errani e Karin Knapp a costituire il nucleo fondante di una squadra che deve ripartire con l'obiettivo di tornare a far parte del Gruppo Mondiale, cominciando dal primo step: il match del prossimo febbraio contro la Slovacchia. Il vantaggio, tutt'altro che trascurabile, che ha Tathiana Garbin, è di conoscere molto a fondo l'ambiente e le giocatrici. Perché ha soltanto 39 anni, tre in più della Schiavone, e con queste ragazze ci ha giocato, si è confrontata, le ha viste crescere fino ad arrivare in cima al mondo. Di più: Tathiana non è mai uscita dal pianeta federale, trovando presto un ruolo di guida per le giovani, prima per le under 18 e poi per quelle più grandi. Un ruolo che ha dimostrato di gradire e di saper gestire.

Ecco perché la scelta del nuovo capitano appare non soltanto corretta, ma persino naturale. Appare come il proseguimento di un percorso unico, ma che non deve finire qui. Se i risultati ottenuti negli ultimi cinque o sei anni resteranno probabilmente inarrivabili a lungo, perché le imprese sono per loro natura non ripetibili, c'è tutto quell'entusiasmo che è stato generato da preservare come un tesoro. Se oggi il tennis in Italia è più popolare di dieci stagioni fa, lo dobbiamo anche al gruppo di ragazze che ha stravolto la storia sportiva dello Stivale. Dunque è da questo che bisogna ripartire se vogliamo rifondare le basi per avere, magari non subito, qualche soddisfazione di pari livello.

Poi c'è sempre la variabile del 'capitale umano', che inevitabilmente finisce per fare la differenza. Fenomeni – perché a loro modo le nostre Fab Four lo sono – non ne nascono tutti i giorni. Ma le buone giocatrici si possono costruire ed è questo a cui bisogna puntare nel breve-medio periodo. Dietro il duo Errani- Knapp, le più forti secondo il ranking Wta sono Jessica Pieri, Martina Trevisan e Jasmine Paolini, età media sotto i 21 anni e una posizione appena dentro alle top 300. Più indietro, Rosatello, Ferrando (nipote d'arte), Moratelli e Matteucci, con menzione speciale per Nastassja Burnett, classe 1992 ma forse non ancora perduta per un approdo tra le 100. Tutto questo senza contare quella che potrebbe essere la futura star, Camila Giorgi. La quale però, per il momento, con la Fit pare avere chiuso. Fare ipotesi è difficile, su ognuna di loro. A dare speranza, quelle parole pronunciate e scritte prima dell'esplosione di Pennetta&co. 'Non hanno i mezzi – si diceva – per arrivare in vetta, per vincere i Major'. La storia ha smentito gli scettici, chissà che non capiti di nuovo.