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SCACCO MATTO

Pubblicato il 3 ottobre 2016

Adesso la NextGen fa veramente sul serio. Una settimana fa stavamo celebrando le imprese di Lucas Pouille e – soprattutto – di Alexander Zverev. Stavolta è il turno di un ventenne russo che unisce l'atteggiamento tipico dei campioni dell'Est, dunque ricerca costante del punto e spinta da fondo, con la pazienza della scuola spagnola. Si chiama Karen Khachanov, è un appassionato di basket e di scacchi e al suo angolo c'è Galo Blanco, ex coach di Milos Raonic, un iberico che usava il campo da tennis proprio come si usa una scacchiera. Con l'obiettivo di trovare la strada migliore per accerchiare e poi rendere inefficace l'avversario.

Karen, alto come un pivot e con un viso da bambino, sta prendendo alla lettera la lezione dell'allenatore che si è scelto, forte di possibilità che a tanti coetanei sono precluse. Così a Chengdu, in Cina, è giunto il primo trionfo nel circuito maggiore, con vittoria in rimonta ai danni di un altro spagnolo, Albert Ramos. Khachanov è il nono giocatore a vincere il primo titolo Atp in un 2016 che ha visto un certo ricambio ai vertici, seppur senza vedere in pericolo la vetta di Djokovic&co. Ma è un titolo, quello del russo, che è destinato a trovare presto un seguito, viste le potenzialità di un ragazzo che ha talento da vendere e una testa pronta per il grande salto

Fabio Della Vida, il più noto dei talent scout di casa nostra, lo segnalò per la prima volta addirittura nel 2013, quando il russo vinse il titolo dell'Under 18 di Firenze. “Ragazzo che si deve formare – diceva allora Della Vida – ma è il più forte che abbia visto da tanti anni a questa parte”. Era il primo di aprile, ma evidentemente non era uno scherzo. Malgrado questo, Khachanov non ha fatto sfracelli a livello giovanile, non ha vinto Slam, non si è visto sbattuto sulle copertine a dieci anni come è accaduto ad altri in un passato non così lontano. In sostanza, è potuto crescere come si dovrebbe fare per evitare quelle pressioni che a volte risultano indigeste nel momento del passaggio tra i pro.

Il russo si è preso il suo tempo e ora si prende le sue soddisfazioni, a un passo dai top 50. “Ma gli obiettivi – dice oggi con un bel sorriso stampato in faccia – possono sempre essere aggiornati. Non voglio mettermi limiti, voglio spingermi fino a dove riesco, fin da quest'anno. Se riuscirò a dare il massimo, sarò soddisfatto, al di là della classifica”. Parole da veterano, lontane dai proclami tipici, e quasi inevitabili, dei ventenni in rampa di lancio. Magari un po' banali, ma allo stesso tempo importanti. Perché pesate una ad una, come ogni colpo che piazza sul campo. Forgiato nella fatica dei campi in terra, ma pronto per esplodere su qualsiasi terreno di gioco nei tornei più importanti del mondo. Karen Khachanov sarà – una volta diventato grande – un misto tra la pazienza di uno scacchista e l'esplosività di un pivot che travolge pure il canestro, il tabellone, tutto. Pur di arrivare dove vuole.