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Ha vinto il migliore

Pubblicato il 12 settembre 2016

Potrà sembrare strano o azzardato, visto che dall’altra parte c’era il numero 1 del mondo, ma dopo la finale degli Us Open viene spontanea una considerazione: ha vinto il più forte. Dopo 3 ore e 54 minuti, Stan Wawrinka ha raccolto l’ultimo errore di Novak Djokovic e ha alzato le braccia al cielo, come aveva fatto lo scorso anno a Parigi, contro il medesimo rivale. Anche stavolta quattro set e un andamento piuttosto chiaro, seppur non lineare: lo svizzero con il pallino in mano e ‘Nole’ a inseguire, cercando di tappare le falle. Falle dovute più al tennis brillante di Stan che ai suoi errori.
Djokovic era arrivato all’ultimo atto giocando pochissimo, dopo i tre ritiri degli avversari nel suo percorso. E probabilmente questo non lo ha favorito, non gli ha consentito di trovare quella condizione che spesso i campioni si costruiscono lungo il torneo, soprattutto nei Major, dove ci sono sette partite al meglio dei cinque set da vincere per alzare il trofeo. In più, si sapeva che Wawrinka sarebbe stato, per caratteristiche tecniche, un avversario complesso. Non solo la finale di Parigi 2015 suonava come un campanello d’allarme, perché in realtà pure le sconfitte, per l’elvetico, potevano dare fiducia: cinque set in Australia (2013 e 2015), cinque set agli Us Open 2013, cinque set in Davis addirittura nel 2006. Senza contare l’altra vittoria di valore, 9-7 al quinto (manco a dirlo) in Australia nel 2014.
Forse Stan ‘The Man’ non arriverà mai a essere numero 1 del mondo, perché per quello c’è bisogno di una continuità di rendimento per tutta la stagione che al momento non si riesce a intravedere nel bagaglio del 29enne di Losanna. Ma quando c’è da fare sul serio, quando la condizione lo supporta e i punti in palio sono pesanti, ebbene Wawrinka va considerato alla pari dei Fab Four. Ormai è chiaro, dopo questo match, dopo aver visto Djokovic fare da tergicristallo per quasi quattro ore, spesso tre metri fuori dal campo, alle prese con le accelerazioni di un giocatore capace di fare e disfare col piglio di quello che sa di essere il migliore in campo. Sotto di un break nel primo set, recupero e capitolazione solo al tie-break. Sopra nettamente nel secondo e nel terzo, rimonta di Nole e infine break decisivo quando serviva, in coincidenza coi set-point. Poi il quarto parziale, la cavalcata trionfale che ormai tutti, Djokovic compreso, erano pronti ad applaudire.
Gli Us Open 2016 vanno in archivio con una buona notizia per il tennis maschile. L’anno prossimo, quando si tornerà in campo per giocarsi i Major, probabilmente non correremo il rischio di annoiarci, come si temeva solo poco tempo fa. Con questo Wawrinka, con il ritorno di Federer (a proposito, Stan come reagirà al rientro del connazionale?), con un Del Potro ritrovato, ci saranno tre giocatori in più in grado di partire in pole position per i titoli che contano. Poi magari Nadal, ma soprattutto Murray e Djokovic, rimetteranno la sesta e ristabiliranno quell’ordine ora messo in discussione. Ma di sicuro non potranno farlo senza correre rischi.