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CAMBIO DELLA GUARDIA

Pubblicato il 9 settembre 2016

Come nel 2015. O peggio. Perché adesso non soltanto Serena Williams cede in semifinale nel 'suo' Us Open e abbandona i sogni di arrivare in fondo allo Slam numero 23. Ma vede pure materializzarsi quel sorpasso che era nell'aria da un mese a questa parte: non è più lei la migliore al mondo, perché in vetta da lunedì ci sarà Angelique Kerber, tedesca di 28 anni, capace di interrompere la striscia positiva dell'americana a quota 186 settimane consecutive. Che è record sì, ma in compartecipazione con un'altra tedesca, Steffi Graf, la quale invece resta al comando piuttosto nettamente per le settimane complessive al numero 1: 377 contro 309.

La Kerber, mancina di Brema, nelle top 10 ormai in pianta stabile da quattro anni, è la ventiduesima giocatrice in grado di raggiungere il vertice del ranking, forse una delle meno 'nobili' se guardiamo al palmarès. Anche se di tempo per raggranellare qualche Slam in più rispetto agli Aussie Open di quest'anno ce n'è ancora, fin da questa domenica con l'ultimo atto di New York. E il bello potrebbe ancora arrivare. Angelique non è una che fa impazzire le folle, non ha un tennis particolarmente esplosivo o brillante, non ha un carattere da protagonista. Eppure vince, tanto. Perché ha testa e cuore, oltre a un gioco fastidioso per tutte, con la capacità di difendere e spingere, senza trascurare l'utilizzo degli angoli, che sono in poche a mostrare nel circuito.

La nuova numero 1 non ha ancora perso un set nel suo percorso newyorchese, chiudendo piuttosto agevolmente (6-4 6-3) anche con la danese Caro Wozniacki, che in comune con la tedesca ha certe caratteristiche tecniche (più geometrie che colpi da ko) e una presenza al vertice della classifica senza successi eclatanti (e nessun titolo Slam). Ma nella notte ha fatto ben più rumore la sconfitta di Serena, messa al tappeto da una newcomer in serie positiva da undici partite. Si tratta di Karolina Pliskova, 24enne ceca che da lunedì volerà almeno alla posizione numero 6 del ranking Wta, e che si è permessa il lusso di annichilire la rivale nel set d'apertura (6-2), per poi chiudere al tie-break il secondo parziale. Con un alibi per l'americana, condizionata da un problema al ginocchio, ma pure messa alle corde dal tennis concreto dell'avversaria, a fare da contraltare ai tanti errori della padrona di casa. Come sul match-point, deciso da un doppio fallo.

In questa storia di sport ci sono tante coincidenze che meriterebbero più di qualche riga. C'è una Kerber – la meno giovane ad approdare lassù – cresciuta nel mito della Graf, e ora capace addirittura di farle un favore mantenendo vivo uno dei suoi primati. C'è una Serena Williams nuovamente tradita da una tensione che non si pensava potesse condizionarla così tanto: dal mancato Grande Slam del 2015 all'abbandono del numero 1 in questa edizione. C'è un gruppetto di giocatrici che sta cercando di fare la rivoluzione, in un tennis in rosa spesso troppo ingessato. E ci sta pure riuscendo. Ora però tutte, Kerber, Pliskova, Puig o chissà chi altra ancora, dovranno pure far capire di poter essere protagoniste per il pubblico, personaggi da emozioni forti, tenniste in grado di lasciare un segno duraturo. Un compito durissimo, persino più arduo che arrivare in vetta.