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VINCI ANCORA

Pubblicato il 3 settembre 2016

Forse non manca tanto, al momento in cui deciderà di dire addio. Forse davvero, come aveva annunciato sul finire dello scorso anno, quella del 2016 sarà l'ultima stagione sui campi in giro per il mondo. Intanto, però, Roberta Vinci qualche sogno ce lo può ancora far coltivare. Come per la splendida cavalcata che la portò in finale, con lo scalpo di Serena Williams che resterà per sempre nella memoria di italiani, americani, gente da ogni parte del pianeta incollata a quella scheggia impazzita venuta dallo Stivale, da Taranto, e capace di scaldare i cuori come poche altre erano riuscite a fare in un solo match.

Roberta quest'anno non ha vissuto una stagione semplice, tra infortuni (l'ultimo al tendine la condiziona ancora) e risultati che stentavano ad arrivare, con la fiducia in calo nonostante i due piedi ben saldi nelle prime dieci del mondo. Anche a Rio, versante olimpico, in fondo non era andata troppo bene, né da sola né con la ritrovata Sara Errani, la compagna di un duo che ha fatto storia. Poi lo sbarco a New York, aria nuova e sensazioni (gradevoli) che riaffiorano, qualcosa che la fa tornare indietro di mesi. Sì perché era da febbraio scorso che non arrivavano tre vittorie di fila in singolare, come accaduto nella Grande Mela: dal torneo di Doha, subito dopo il titolo di San Pietroburgo.

Quella città, New York, che ormai la tarantina sente sua, fin da quando le venne di fare quel gesto di autoincoraggiamento rivolto al pubblico di casa, 'reo' di non esultare così tanto di fronte ai suoi tocchi magici. Un gesto di quelli che piacciono agli americani, da sempre attratti da chi ha personalità e carattere per trascinare. Del resto con quel gioco lì, che non sai mai cosa si inventerà al punto successivo, una come Roberta non può passare inosservata, non può non avere personalità. E adesso più che mai le avversarie la soffrono, sanno che per vincere dovranno fare qualcosa di speciale, che altrimenti saranno travolte senza capirci granché.

Gli ottavi di finale agli Us Open, raggiunti dopo aver fermato la corsa di Carina Witthoeft, sono ormai normali per il tennis azzurro al femminile, passano pressoché inosservati. Ma questi ottavi sono speciali. Perché non era scontato battere all'esordio la Friedsam, con cui aveva perso in Australia a inizio stagione; perché non era scontato dominare la McHale, capace nei due precedenti di vendere cara la pelle; e non era scontato ripartire di slancio nel terzo set dopo aver buttato alle ortiche il secondo contro la Witthoeft, 21enne in forte crescita. Ora – va detto a voce bassa – c'è  una Tsurenko che si può battere, c'è un quarto da conquistare e una Kerber che potrebbe attendere, da favorita certo, ma senza essere uno spauracchio. Spazio per i sogni ce n'è ancora, in attesa che Roberta decida cosa fare nel 2017.