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COSA CI RESTA DI RIO

Pubblicato il 15 agosto 2016

È finita meglio di come era cominciata, la festa olimpica di Rio, nell'arena del tennis. Perché oggi non ci si ricorda quasi più di tutte quelle defezioni eccellenti, di tutti quelli che – con motivi più o meno validi – hanno rinunciato alla trasferta sudamericana. Da Federer in giù. Oggi ci si ricorda delle medaglie, delle lacrime, delle occasioni perse e di quelle sfruttate, dei record e di un'atmosfera da finale di Coppa Davis che ha reso tutto più colorato, più ricco (anche se di soldi in palio non ce n'erano), più indimenticabile. Una risposta concreta a quanti ancora nutrono dubbi sulla legittimità delle racchette nel programma a cinque cerchi.

 

Di Rio resta la battaglia vinta da Andy Murray nell'ultimo atto maschile, con lo scozzese nella storia per il bis a quattro anni di distanza da Londra 2012. Juan Martin Del Potro, passato dal bronzo all'argento, ci ha provato fino all'ultimo in quattro set nei quali ha spinto tutto quello che poteva, trovando però dall'altra parte un campione dalle qualità difensive uniche al mondo. Di Rio resta la favola Puig, la portoricana in grado di conquistare il primo oro del suo Paese stravolgendo un torneo femminile che era partito con la certezza Serena Williams ed è terminato con la sorpresa più clamorosa. Di Rio restano i doppi, in particolare quello maschile con il secondo oro di Rafa Nadal, accanto all'amico Marc Lopez. Nadal che ha poi mancato il bronzo in singolare lasciandolo a Kei Nishikori dopo tre set e qualche polemica.

 

Di Rio restano i rimpianti degli italiani, da Fabio Fognini a Sara Errani, dalle Cichis alla coppia del misto Fognini/Vinci. Una serie di coincidenze favorevoli avevano spianato la strada per un possibile podio, che avrebbe consentito al tennis azzurro di entrare nella festa tricolore per un medagliere finora, a due terzi di percorso, più ricco del previsto. Invece si torna a casa con un po' di occasioni perse, ma pure con negli occhi una manciata di giocate da ricordare, su tutte quelle che hanno contribuito a realizzare il parziale di otto game consecutivi infilato da Fognini contro il futuro vincitore Murray.

 

Di Rio resta, infine, l'impegno di tanti campioni, di tanti professionisti, che hanno capito perfettamente cosa significhi essere presenti in un evento che, ogni quattro anni, riunisce il meglio dello sport mondiale. Senza punti Atp o Wta in palio, senza montepremi, giocando 'solo' per la gloria di restare nell'albo d'oro. Solo, diciamo così, per le emozioni. Ora ci si rituffa nella solita routine, da Cincinnati agli Us Open, dove punti e denaro torneranno a scandire le imprese dei professionisti del Tour. In attesa che, tra quattro anni, a Tokyo 2020, si ripresenti la consueta domanda: 'tennis e Olimpiadi possono convivere o sono due mondi separati?'. Per chi ancora avrà dei dubbi, consigliamo qualche immagine di Rio 2016. Un torneo da non dimenticare.