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Olimpiadi o Slam?

Pubblicato il 22 luglio 2016

Sarà un'estate americana un po' meno calda del solito, quella che è partita dal 500 di Washington. Perché questo è l'anno delle Olimpiadi, l'anno di Rio, e malgrado siano in molti ad aver già fatto sapere di non voler partecipare all'appuntamento a cinque cerchi, è fuor di dubbio che il calendario sia, stavolta più che mai, decisamente compresso. Il primo torneo a subirne le conseguenze è il Masters 1000 canadese, quest'anno sui campi di Toronto: dei Fab Four, nell'entry list è rimasto soltanto Novak Djokovic, mentre si sono cancellati Murray, Federer e Nadal. Oltre a Gasquet, Tsonga, Ferrer e altri di classifica inferiore. Un'ecatombe.

 

Perché in fondo ai migliori (e non solo a loro) non sfugge il rischio di dover affrontare una maratona arrivando poi con le pile scariche al momento clou, gli Us Open: prima un Masters 1000, Toronto appunto, poi 4 giorni dopo le Olimpiadi di Rio (dal 4 al 14 agosto), poi l'altro 1000 di Cincinnati (14-21) e quindi una sola settimana di pausa per arrivare sani e competitivi a New York. Del resto qualche evento doveva pur subire le conseguenze di tutto questo, ed era inevitabile che qualche forfait sarebbe arrivato. La domanda però è un'altra: c'è qualcuno, tra i giocatori che contano, a preferire le Olimpiadi allo Slam newyorchese, oppure siamo di fronte a un plebiscito?

 

Fino a qualche anno fa probabilmente nessuno avrebbe risposto positivamente al quesito, invece da un po' di tempo qualcosa è cambiato. E la medaglia olimpica, soprattutto quella più preziosa, sta rubando terreno persino ai Major, gli eventi 'inattaccabili' del tennis dei pro. Restando in casa Italia, le dichiarazioni di Fabio Fognini sono state chiare: “Tra una medaglia e uno Slam sceglierei la prima, giocare per l'Italia è qualcosa di unico”. Che detto da chi non è mai andato vicino al trionfo in un Major potrebbe sembrare quasi come la storia della volpe e l'uva. Ma quando di mezzo ci sono Rafa Nadal e Roger Federer, 31 Slam in due, come la mettiamo?

 

Lo spagnolo a Rio sarà portabandiera, dunque non è tra quelli (e sono più del previsto) che hanno individuato il virus Zika come minaccia talmente importante da consigliare il forfait. Non è tutto: Rafa giocherà singolo, doppio e misto, come per dire che una medaglia da qualche parte dovrà pure arrivare. Mentre Roger con le Olimpiadi ha un rapporto di amore-odio, ma comunque talmente forte da mettere l'appuntamento brasiliano in cima alle priorità della stagione. Proprio nel villaggio olimpico, quello di Sydney nel 2000, Il Re conobbe quella che sarebbe diventata la sua regina, Mirka Vavrinec.

 

Ma allo stesso tempo l'elvetico non è mai arrivato all'oro in singolo, sfiorandolo a Londra nel 2012, colmando sì una lacuna, quella della medaglia in solitudine, ma senza il metallo più prezioso, giunto invece a Pechino in doppio, insieme a Stan Wawrinka, quattro anni prima. Tempo fa c'era chi avrebbe giurato che dopo Rio, Federer si sarebbe messo il cuore in pace, avrebbe attaccato la racchetta al chiodo e si sarebbe dedicato alla famiglia. Ora continua a fare progetti, dice che nel 2017 giocherà la Hopman Cup (!) e Rio è diventato un momento di passaggio. Quanto importante, lo scopriremo a Ferragosto.