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PICCOLI PRINCIPI

Pubblicato il 12 aprile 2016

A Monte-Carlo di tennis qualcosa ne capiscono. Di futuri campioni anche. Per questo ieri hanno fatto aprire il programma del Centrale a due giocatori che nel giro di qualche anno troveremo, con tutta probabilità, al vertice del ranking: Alexander Zverev e Andrey Rublev. Tedesco (di origini russe) il primo, russo doc il secondo. E un modo di intendere il gioco molto molto simile: grandi botte da fondo con un accelerazione del braccio da predestinati, corredata da un tocco di palla non comune. Il prototipo del tennista moderno, per giunta (vale per entrambi) con una spiccata personalità. La faccenda si è risolta in un'ora precisa, un'ora senza storia, dove ha prevalso (6-1 6-3) quello che per il momento è più giocatore, Zverev, a scapito di un Rublev un po' in ritardo sul coetaneo. Del resto pure la classifica lo dice: numero 54 il tedesco di Amburgo, numero 157 il moscovita. Che è sotto anche negli scontri diretti, fin dal periodo juniores (2-1).

Sul Centrale più bello del mondo, con Fognini e altri colleghi curiosi in tribuna, Zverev e Rublev hanno dato vita a un anticipo del tennis che sarà, quando la generazione dei Djokovic, dei Nadal e dei Federer avrà deciso che è il caso di farsi da parte. Nessuno più dei due ragazzotti classe 1997 incarna ciò di cui c'è bisogno oggi per essere al vertice: fondamentali impeccabili, rovescio solido a due mani, fisico da corazziere e una mano educata. Unico dubbio? La tenuta mentale, soprattutto per quanto riguarda Rublev, che in questo senso non fa che proseguire la storia dei russi di talento: Kafelnikov e Safin, per dirne un paio. Zverev invece, pur con delle pause, appare già nettamente più formato. Già in grado di battere gente come Dimitrov, Simon, Cilic, di arrivare nei quarti a Indian Wells e di mettere davvero paura a tanti grandi, vedi Nadal e Berdych, apparsi a tratti impotenti prima di riuscire a ricucire la partita.

A Milano questi due se li ricordano bene. Perché è vero, non c'è più un Atp in terra meneghina, ma i campioni in crescita trovano il loro palcoscenico al Trofeo Bonfiglio, i Campionati internazionali d'Italia under 18. Nel 2013 fu Zverev a trionfare, da wild card, vincendo una finale durissima contro il serbo Djere, poi non all'altezza (per il momento almeno) nel contatto col mondo dei pro. Nel 2014 Rublev – ecco un'altra differenza – andò soltanto vicino al titolo, superato sul traguardo dal connazionale Roman Safiullin, più concreto di un avversario che era comunque apparso un gradino sopra quanto a talento. Ora si tratta proprio di capire quanto conta, quanto conterà, questo enorme talento nel futuro dei due campioni in costruzione. In un tennis che diventa ogni giorno più legato alla componente fisica e a quella mentale, si tratta di capire quanto Zverev e Rublev sapranno lavorare su loro stessi senza dare nulla per scontato.