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ASPETTANDO G.

Pubblicato il 9 luglio 2015

L’intruso francese nativo di Béziers, comune della Languedoc-Roussillon, diventato famoso nel Medioevo per un feroce massacro della popolazione durante la crociata contro i catari, sarebbe stato l’attore ideale di Samuel Barclay Beckett. Talentuoso, dal rovescio sopraffino, scaramantico per rivoler giocare il punto successivo con la pallina che ha portato il quindici a suo favore, è stato per lungo tempo la speranza transalpina della racchetta, ansiosa di rivedere un suo beniamino con un trofeo in mano dai tempi di Yannick Noah.

All’anagrafe è Richard Gasquet, in arte “Aspettando Godot”. È lui l’illustre intruso delle semifinali di Wimbledon 2015. Perché intruso? Bhe, perché è riuscito a battere il numero 4 del mondo e recente vincitore del Roland Garros, impedendo che si compisse l’equazione matematica delle due sfide tra gli attuali FabFour: Djokovic (1), Federer (2), Murray (3) e appunto Wawrinka (4). Un evento che non si ripropone nella City da ormai un ventennio.

Gasquet-Godot è numero 20 del mondo, classe 1986 (come Nadal). Ha vinto decisamente poco in carriera rispetto alle aspettative che aveva creato quand'era junior: dodici ATP 250 (gli ultimi in casa a Montpellier e a Cascais quest'anno), nessun 500, nessun 1000. E, naturalmente, nessuno Slam. A Wimbledon però arrivò molto lontano nel 2007, battuto in semifinale dal sette volte campione di Basilea. Wawrinka è stato solo l’ultimo avversario di un tabellone per nulla facile e scontato: Saville, De Schepper, il bel Dimitrov e il giovane Kyrgios. StanMan ha dovuto cedere solo dopo una lunga maratona, terminata 11-9 al quinto. Una partita che ha infiammato il pubblico e ha fatto luccicare gli occhi ai tanti che amano il rovescio ad una mano.

Gasquet quest’anno ha un piccolo segreto: se conquista il primo set vince al 100% la partita. È già successo in venticinque occasioni, dall’Open del Qatar fino all’ultimo incontro sull’erba di Sua Maestà. Prima del match contro lo svizzero di Losanna, nel 2015 non aveva mai battuto un top 10: Berdych per due volte, Federer a Dubai, Ferrer a Roma, Raonic al Queens e Djokovic pochi mesi fa sul rosso parigino. Solo sconfitte. Ora che è svanito il tabù, il francese cercherà di coronare il sogno più grande della carriera, anche se contro il numero uno al mondo sarà molto (molto) difficile. Non solo perché Nole è detentore del titolo, in perfetta forma e “riposato” dopo il triplo 6-4 inflitto a Cilic. Djokovic ha vinto contro Gasquet in 12 delle 13 occasioni nelle quali si sono scontrati. L’unica vittoria Made in France è datata 2007 durante il Round Robin del Master di Shanghai. Poi nulla.

La Francia non vince Wimbledon dal 1946 (Yvon Petra) e sono di un altro secolo le finali tutte “nazionali” in territorio inglese tra René Lacoste e Henri Cochet. L’ultimo transalpino ad essere arrivato al match di domenica è stato Cédric Pioline (1997), battuto con una semplicità disarmante dal Pistol Pete Sampras. Gasquet ha pochissime chance di battere Nole, gli scommettitori pagano profumata una sua vittoria. Ma sperare non costa nulla, magari è la volta buona che Godot non si fa aspettare…

L’altra semifinale è il meglio che ci si potesse augurare: Murray vs Federer. L’equilibrio che regna fra i due, entrambi vincitori in tre set rispettivamente su Simon e Pospisil, lo testimonia da solo il bilancio dei confronti diretti: 12-11 per lo svizzero che ha vinto anche le ultime tre sfide, ma sull’erba è pareggio: 1 a 1. Roger si portò a casa la finale “tradizionale” del 2012, Andy quella “olimpica” di poche settimane dopo.

Di meglio gli inglesi non potevano chiedere.