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BESTIE NERE

Pubblicato il 21 maggio 2014

Raccontano le leggende metropolitane che Guillermo Vilas, storico tennista argentino di Buenos Aires, campione sul rosso di Parigi del 1977, mancino dalla chiara vocazione da fondo, si allenasse un’infinità di ore prima di scendere in campo. Se il suo avversario non era all’altezza, dopo il match, mangiava una buona dose di carne – da vero argentino – per tornare agli allenamenti e stancarsi un po’. Lottatore per giornate interminabili. 
Nonostante tutta questa fatica non riusciva (quasi mai) a superare il grande Björn Borg, la sua vera bestia nera. 

Il tennis, come tanti sport, vive della rivalità fra campioni. Ma ci sono alchimie, atletiche, psicologiche o caratteriali, che non permettono ad alcuni di primeggiare su altri. Così era per Vilas contro Borg.
Il suo score parla di 5 vittorie a fronte di oltre 17 sconfitte. Borg, oltre ad essere stato un vero fenomeno della racchetta, giocava il tennis di Vilas, basato su resistenza, forza fisica e colpi da dietro la linea. Una mix che non ha lasciato scampo al sudamericano, incapace di modificare qualcosa nel suo gioco per battere lo svedese.

Vilas però non è solo. Pensiamo a Jimmy Connors. L’americano ha sì primeggiato nella classifica ATP e negli Slam (8 ma mai Parigi, sempre uscito in semifinale) ma ha sempre sofferto l’orso di Södertälje, soprattutto per la sua risposta. Quando Borg si ritirò Connors tirò un gran sospiro di sollievo, abbandonando anche un vero blocco psicologico che non gli permetteva di esprimersi al massimo quando c’era il biondino dai lunghi capelli dall’altra parte della rete.

Negli anni ’90 un ex campione di Wimbledon, Michael Stich, arrivò a toccare le vette del tennis maschile ma non seppe mai vincere contro Andre Agassi. Il tedesco viveva di serve&volley, un’usanza molto praticata trent’anni fa e oggi scomparsa dal tennis moderno. Bene, quella tattica d’attacco era “carne fresca” per il talento di Las Vegas, capace di giocare fin da piccolo contro un Drago sputa palline. I colpi d’anticipo dell’americano, uniti al talento per il passante lungo linea, hanno fatto impazzire il gigante di Pinneberg che, senza troppi giri di parole, ammise: “Non ho proprio idea di come batterlo!”

L’americano Pete Sampras fece passare notti insonni ad almeno tre suoi colleghi: Jim Courier, Goran Ivanisevic e soprattutto Patrick Rafter. L’australiano ha raccolto un misero 4-16 nei confronti diretti mentre Courier porta in dote 4 vittorie su dodici. Pistol Pete, oltre che leggenda del circuito a cavallo dei due secoli, lasciava pochi spazi per poter primeggiare agli avversari, con un gioco basato su tecnica pura ed eleganza al 100%. Jim&Pat, nonostante le loro vittorie in uno Slam, non hanno mai trovato una pozione magica contro il ragazzo di Washington.

SirRoger è stato il suo naturale testimone. A 22 anni ha vinto per la prima volta Wimbledon e non ha mai smesso di collezionare record. Nella sua carriera è però inciampato spesso in un mancino delle Baleari, Rafa Nadal. Lo spagnolo conduce gli scontri diretti per 23-10 (6-0 gli ultimi incontri). Si è parlato molto del perché di queste statistiche. C’è una ragione tecnica, la famosa diagonale dritto-rovescio con Rafa mancino, oltre che una ragione mentale. Roger ha affrontato Rafa per 15 volte sul rosso, il terreno preferito dello spagnolo, collezionando solo due vittorie, l’ultima datata 2009. 

Lo svizzero si può consolare pensando a Andy Roddick. Il ragazzo del Nebraska ha un bottino di tre vittorie e ventuno sconfitte contro il quattro volte papà di Basilea. Sull’erba di Sua Maestà Roddick perse in tre finali su tre. Passò alla storia l’ultima, quella del 2009, finita 16-14 per Federer al quinto set. Sconsolato, Roddick commentò così “per chiamarla rivalità almeno una volta dovrei vincere una partita contro di lui.