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martedì azzurro

Pubblicato il 13 maggio 2014

Partiamo dalla fine. Le nubi avevano già lasciato spazio all’umidità serale quando Simone Bolelli faceva il suo ingresso in campo al Centrale di Roma. Era l’ultimo italiano in gara nella lunga giornata azzurra del tennis. Dopo aver superato nel derby il piccolo emergente Stefano Travaglia, il tradizionale compagno di doppio di Fabio Fognini trovava dall’altra parte della rete un avversario di tutto rispetto: Milos Raonic, attuale numero 8 al mondo. 

Con la sua maglietta giallo-evidenziatore voleva regalare una sorpresa al pubblico romano accorso sul campo principale del Foro. Raonic non ha il prestigio di Federer, la classe di Nadal o l’eleganza di Djokovic ma è pur sempre un giocatore da top ten e legittimo aspirante a un futuro da leader del circuito. Primo set scappato via fin troppo velocemente e un secondo da applausi. In vantaggio per due volte con l’opportunità di allungare il match fino alla terza frazione, si fa raggiungere e superare al tie-break. Peccato.

Sorte quasi comune, ma al contrario, per Marco Cecchinato. Il suo incontro tra le statue del Pietrangeli non era di cartello, ma nonostante questo i tifosi avevano riempito ogni gradino dello stadio intitolato a Nicola. In vantaggio per 5-2 nel primo set contro l’olandese Igor Sijsling si fa raggiungere al tie-break e perde l’occasione di mettere il naso avanti. Peccato numero 2.

Sempre di tie-break si deve “perire”. Nella Grandstand Arena, la struttura tutta tubi d’acciaio costruita in fondo al Foro Italico, Roberta Vinci ha sofferto fin da subito la solidità della russa Makarova. Appoggiata e incoraggiata dal pubblico che alternava maglietta a manica corta ad ombrello (tempo quasi londinese oggi nella Capitale), la tarantina si portava in vantaggio nel secondo set dopo aver perso il primo. Dopo un interminabile game sul 3-3, tanto lungo da formare una coda all’ingresso degli spettatori più simile al bivio della tangenziale di Bologna in direzione Riviera la prima domenica d’agosto, Roberta ha avuto occasioni per allungare il match ma, ahimè, è dovuta uscire sconfitta dopo il game ai vantaggi. Peccato numero 3.

Destino diverso per la sua abituale compagna di doppio. Sara Errani ha dovuto aspettare che i teloni verdi lasciassero libero il terreno rosso per fare il suo debutto al Centrale. Sotto 3-0 in apertura ha recuperato e sciolto il ghiaccio, tra tensioni, aspettative e pressioni da numero uno in gonnella. Una diversa e ben più “lenta” meccanica di servizio stupiva alcuni spettatori sugli spalti. Gli stessi che non si sono risparmiati nel batterle le mani alla fine dell’incontro.

Quasi in contemporanea, al suo fianco, Camila Giorgi, la più attesa e ammirata nelle prime giornate romane, batteva di esperienza (seppur giovane) e classe una top ten come Dominika Cibulkova. 

Il Pietrangeli era una vera bolgia e gli steward vestiti di nero avevano più di una difficoltà a mantenere aperti i tradizionali cordoni di uscita di sicurezza. Brava Camila, la prima partita era la più insidiosa. 

Seppi e Volandri purtroppo lasciano da sconfitti il Foro. Troppo forti il tedesco Haas e il francese Simon. Andreas non è ancora al top della sua forma, come ha detto anche a noi prima dell’incontro, mentre Filippo, ultimo semifinalista azzurro qui a Roma (ormai troppi anni fa) perdeva la rivincita del match dello scorso anno, perso sempre contro Simon.

Una pagina azzurra molto ricca: tante occasioni perse e qualche speranza in gonnella ancora in gioco.