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Un’impresa memorabile

Pubblicato il 23 dicembre 2013

C’è solo una bandiera olandese che sventola nell’albo d’oro del prestigioso torneo di Wimbledon. Un unico vessillo del regno di Guglielmo Alessandro datato 1996, ormai diciassette anni fa.
Accanto ai colori bianco-rosso-blu c’è la storia e il nome di Richard Krajicek, il gigante buono di Muiderberg. Una storia ricca di fascino. Una storia d’altri tempi.

Richard, diventato professionista nel 1989, muove i suoi primi passi nel circuito internazionale. Vince il primo torneo “da grande” ad Hong Kong solo due anni più tardi. Dotato di un poderoso servizio e di un abile gioco di volo, raggiunge (a sorpresa) la semifinale dell’Australian Open nel 1992 e del Roland Garros l’anno successivo. Nulla in confronto al magico anno 1996, l’estate in cui stupì il mondo. È inserito all’ultimo minuto – dopo il forfait di Thomas Muster, allora numero 2 del mondo – come testa di serie numero 17 sebbene nelle precedenti edizioni non superò mai il quarto turno. Ma il 1996 non era un anno qualunque.
All’inizio della seconda settimana di competizione batte un ex vincitore del manto erboso di Sua Maestà, il tedesco Michael Stich. Il passo successivo sembrava insormontabile: dall’altra parte della rete c’era il proprietario ufficioso degli All England, il numero 1 del mondo Pete Sampras, l’uomo che per tre anni consecutivi alzava le braccia verso il cielo nuvoloso della City in segno di vittoria.
Ebbene, Richard non lasciò nemmeno le briciole al campione a stelle e strisce: 7-5, 7-6, 6-3. Sampras è estromesso dal tabellone principale. Londra si paralizza come se fosse in atto uno sciopero della Tube, la metropolitana utilizzata da centinaia di pendolari e turisti tutti i giorni. La grandezza dell’impresa non va solo considerata per quell’attimo ma anche nel lungo periodo. Dopo quella sconfitta Sampras tornerà più forte di prima e vincerà il torneo per quattro successive edizioni. Richard fu l’unico tennista sulla terra capace di battere Pistol Pete sull’erba verde nel periodo 1993-2000.
 

Nel nuovo Millennio ci riuscirono altre due persone: la prima risponde al nome di Sir Roger Federer, a cui Sampras passò idealmente il testimone (e le chiavi di casa) del prato alle porte di Londra. Il secondo nome, meno poetico, è quello di George Bastl, ex numero 145 del mondo, capace di battere un ormai spento Sampras a fine carriera nel 2002. La cavalcata del 1996 di Richard non si fermò all’impresa contro Sampras. Battè in semifinale Jason Stoltenberg e nell’atto conclusivo un altro americano, MaliVai Washington. Le due settimane perfette furono incoronate dai flash dei fotografi con la coppa in mano.
?Esiste un Krajicek dei giorni nostri? Esiste un tennista capace di vincere uno Slam fuori dal coro dei magnifici quattro? Difficile, tanto difficile.