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Il tennista e lo psicanalista

Pubblicato il 16 ottobre 2012

Molte volte sono rintanati in un angolo, come delle piccole rondini in un nido. Aspettano di scoprire come si fa a battere le ali per spiccare il volo. In realtà non sono per nulla giovani; sono loro i “padri” dei tennisti che calpestano i campi da gioco: gli allenatori.

Vecchie star, eterni sconosciuti, parenti vari si dispongono nella loro tana e guardano il figlioletto colpire con violenza la pallina. Come sempre, abbiamo un ventaglio di emozioni disponibili: chi non fa una piega quando l’intero stadio esplode in un boato per Murray (vedi Ivan Lendl), chi esulta come Tardelli al Mundial’82 per ogni vincente di Djokovic (vedi Màrian Vajda).

Il rapporto tra coach e giocatore è sempre complicato e conflittuale. Peccato che Sigmund Freud non abbia potuto assistere al tennis evoluto altrimenti un bel trattato di psicoanalisi sarebbe uscito in tutte le librerie a prezzo scontato a novembre. Un rapporto che va ben oltre le dinamiche tecniche o tattiche. Deve essere un rapporto di simbiosi. Si deve instaurare un legame diverso da tutti gli altri sport.

Bisogna essere vicini ma non assillanti. Lontani dagli effetti ma mai distanti.

Prendiamo i Fab Four di oggi del tennis maschile. Roger Federer dopo essere stato legato emotivamente al suo primo coach, per anni girò il circus solo con un preparatore atletico (Pierre Paganini) e un fisioterapista (Pavel Kovac) più qualche amico. Poi il sodalizio con l’australiano Tony Roche fino al 2007. Ora è in compagnia di Paul Annacone, l’ex di Pete Sampras. Le analogie con il percorso tennistico di Pistol Pete sono evidenti!

Diverso il caso di Rafa Nadal, lui l’allenatore l’ha trovato dall’altra parte del tavolo al Cenone di Natale: suo zio Toni. Da sempre con il maiorchino, dai campetti dell’isola delle Baleari fino alle terre rosse di conquista del mondo.

Curioso il caso di Nole Djokovic. La famiglia vedeva in lui un futuro da calciatore della Stella Rossa di Belgrado o da sciatore di montagna. Si sono “trovati” in casa un campione della racchetta. La scoperta è di una donna, Jelena Gencic, colei che individuò (giustamente) in Monica Seles un futura da numero uno. Il team di Djoko è ora capitanato da Vajda, un vera capo-popolo.

Chiusura per Andy Murray. Il suo sodalizio con Ivan Lendl ha portato lo scozzese a vincere per la prima volta uno Slam e lasciarsi alle spalle la nomea dell’eterno secondo. Entrambi dicono di trovarsi molto bene (non ne dubitiamo), anche se facciamo un po’ fatica ad immaginarli chiacchieroni sulle due sponde della rete (visti i caratteri chiusi, uno scozzese e un ex cecoslovacco…).