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Musetti-Gaston, uno show fuori dal tempo

Pubblicato il 11 novembre 2021

Lorenzo Musetti e Hugo Gaston, in due ore e 33 minuti, hanno mostrato tutto il loro genio, dando vita a uno degli incontri più divertenti della stagione. Uno show fatto di smorzate (oltre 50, in tutto), angoli, tagli, carezze, che ha incantato il pubblico di Milano. Il tennis del futuro lascerà ancora spazio alla fantasia?

A un certo punto, non contava nemmeno più chi avrebbe vinto. A un certo punto si è capito che questo Musetti-Gaston era qualcosa di eccezionale a prescindere, un match fuori dal tempo. In qualche modo, rivoluzionario, un po’ come il format del torneo che ne ha rappresentato la cornice, le Next Gen Atp Finals di Milano. Lorenzo e Hugo hanno dato vita a uno spettacolo intenso e per palati fini. Una partita che ha visto in trionfo l’italiano e ha rimandato il francese, ma che in definitiva ha promosso entrambi. Uno show fatto di smorzate (oltre 50, in tutto), angoli, tagli, carezze, che da un po’ non si vedeva a questi livelli.

Si dirà che era il torneo senza punti Atp in palio, il contesto futurista, a spingere verso un duello in punta di fioretto. Ma chi conosce entrambi sa bene che non è così. Musetti e Gaston, a tennis, giocano sempre in questa maniera. Sono contemporanei a modo loro, freschi nelle idee e antichi nella loro applicazione. Il fatto unico è vederli assieme, ispirati nello stesso momento, su di un campo che ha esaltato le qualità di entrambi: quelle combinazioni astrali che capitano poche volte in una storia sportiva. Sono servite due ore e 33 minuti per decidere il vincitore, sono servite 24 palle break conquistate – 16 a 8 per Musetti – e due sole trasformate, una parte parte. L’ultima, per l’azzurro, è stata quella decisiva.

DUE FUNAMBOLI DA PRENDERE COME MODELLO

Nel tennis dell’anno 2021, mentre si continua a puntare il dito sul fatto che la componente fisica sia sempre più preponderante, scopriamo che c’è un altro modo per vincere. Due dei Paesi più avanzati a livello di organizzazione di base hanno saputo proporre due giovani che hanno delle idee. Che non possono vincere sparando ace a raffica (per quanto Musetti, nel caso specifico, ne abbia messi a referto 11, non pochi) o spaccando il rivale a forza di botte da fondo, e che dunque trovano nella loro diversità il fattore decisivo per fare la differenza.

Difficile anche paragonarli a qualcuno. Musetti, che trova pochi paragoni nella storia italiana, a volte potrebbe essere accostato a Richard Gasquet, ma rispetto al francese possiede già delle armi in più e una struttura complessivamente più solida. Gaston ricorda per certi versi le giocate del ‘Magicien’ Fabrice Santoro, il transalpino ammirato da Andre Agassi che però tirava tutto a due mani. E a una velocità certamente inferiore rispetto al connazionale. La verità è che è meglio parlare soltanto di loro, di Lorenzo e Hugo. Sperando che da qui in avanti siano i bambini delle scuole tennis a prenderli a modello, anche se imitare questi due funamboli non è impresa semplice per nessuno.

GASTON, DAL ROLAND GARROS A MILANO

Gaston pareva quasi una componente folcloristica del Tour, quando è apparso nel circuito per la prima volta. E ha continuato a mantenere questo status persino durante il suo magico Roland Garros del 2020, quando riuscì a stregare Stan Wawrinka arrivando fino agli ottavi, dove fu battuto da Dominic Thiem in cinque set. Si disse, allora, che la terra – particolarmente umida e lenta nell’edizione autunnale del Major parigino – gli aveva dato una mano. Ma permanevano seri dubbi sulla sua competitività fuori dal mattone tritato, in particolare al cospetto dei top players. Oggi quei dubbi stanno piano piano svanendo, o almeno c’è la consapevolezza che Hugo non sarà solo un piacevole giocatore da esibizione. Sarà una mina vagante, uno che anche i grandi dovranno prendere con le pinze, per evitare di vedersi infilzati dalle sue idee, prima che dai suoi colpi.

E che dire di Musetti? Lorenzo aveva perso male, malissimo, all’esordio a Milano. Non si era sentito a suo agio, attanagliato dalla tensione che gli aveva persino bloccato il diaframma e irretito da un avversario – l’argentino Sebastian Baez – particolarmente in condizione. È tornato in campo e aveva tutto da perdere: il torneo (nel senso di non poterlo proseguire) e la sicurezza in se stesso. Che peraltro non si era mai palesata, in tutta la seconda parte di stagione. Invece il 19enne di Carrara, tornato per l’occasione alla vecchia racchetta dopo un cambio evidentemente un po’ troppo audace, ha trovato di colpo l’ispirazione. Perché chi è genio nell’anima in fondo è così, e non bisogna nemmeno cercare troppe spiegazioni.

L’ARTISTA MUSETTI, PREGI E DIFETTI

Musetti è già amato – in Italia e nel mondo – ben più di quanto possa suggerire la sua classifica (oggi è numero 58 Atp). E ci sono coach di livello assoluto, come Patrick Mouratoglou, che lo descrivono come un artista, più che come un giocatore di tennis. È probabile che, se accostato ad altri colleghi con meno alternative nel repertorio e con schemi già ordinati, faccia più fatica ad arrivare in alto. Ma è altrettanto plausibile che, nel momento in cui questa scalata dovesse compiersi per davvero, Lorenzo troverebbe il modo di diventare ancora più popolare rispetto a coloro che sono al suo stesso livello.

Il merito è di quel tennis a 360 gradi che non trascura nulla e che difetta solo in continuità. A volte gli capita di perdere un colpo, è successo in particolare col diritto, ma si tratta di vuoti dovuti al processo di crescita, che ancora non è nemmeno vicino alla sua conclusione. Coach Tartarini e tutto lo staff sanno cosa gli serve per fare altri progressi e – come si è potuto ascoltare chiaramente dai suggerimenti arrivati durante il match con Gaston – non gli faranno sconti. Non gli daranno la possibilità di accampare scuse.

In fondo Musetti risulta così vicino alla gente non solo perché il suo braccio d’oro ricama perle a ogni quindici, ma anche perché nella sua bellezza si vede pure una certa (umanissima) fragilità. Cercare di limitarla sarà la prossima sfida per inseguire il vertice. Per fare in modo che partite come quella con Gaston si possano ripetere sempre più stesso, con lo stesso esito. E magari senza arrivare totalmente svuotato a fine corsa. Nel frattempo, queste Next Gen Atp Finals hanno prodotto uno degli incontri più divertenti della stagione. E a prescindere da come finiranno, saranno ricordate anche come il torneo nel quale futuro e passato si sono incontrati in una serata speciale.