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Next Gen, ATP Finals e Davis: l’Italia è da corsa

Pubblicato il 29 ottobre 2021

Mentre tra Vienna e Parigi si decidono gli ultimi due posti per Torino, l’Italia si prepara a vivere il mese più intenso della propria storia tennistica: Next Gen, Nitto ATP Finals, Coppa Davis. Sarà un novembre di fuoco e puntiamo a viverlo da protagonisti.

Siamo alle soglie di quello che, senza esagerare, si può considerare come il mese più importante nella storia del tennis italiano. Non solo il nostro Paese farà un doppio balzo in avanti sotto il profilo organizzativo, ma vivrà anche un’esperienza decisamente anomala, almeno se guardiamo agli ultimi 40 anni: avere gli occhi del mondo puntati proprio sui giocatori azzurri, sapere che saranno tra i protagonisti principali di alcuni degli eventi più prestigiosi del Tour.

Da Lorenzo Musetti che a Milano tenterà di prendersi quel titolo ‘Next Gen’ già conquistato da Jannik Sinner nel 2019, allo stesso Sinner che potrebbe raggiungere Matteo Berrettini nelle Nitto ATP Finals di Torino, passando per l’intera squadra di Davis che – sempre a Torino e poi eventualmente a Madrid – proverà a fare ciò che ci è riuscito in precedenza una sola volta, 45 anni fa: vincere l’Insalatiera.

MILANO, NEXT GEN ATP FINALS: OCCHI SU MUSETTI

La data d’inizio di questa giostra mai vista su suolo tricolore è fissata per il 9 novembre. In quel momento, Milano aprirà le porte del torneo con i migliori Under 21 al mondo, al netto di quelli che – dovendo andare a Torino – non potranno permettersi il doppio impegno. I giorni scorsi hanno sancito l’ufficialità della qualificazione per Lorenzo Musetti, il toscano che ha vissuto nel 2021 la migliore annata della sua carriera, e che adesso proverà a lasciare il segno davanti al proprio pubblico.

A proposito di pubblico, non c’è dubbio che Lorenzo, col suo tennis fatto di tocchi e di variazioni, sia già tra i più amati dagli appassionati in ogni parte del mondo. Ma la concorrenza che si trova in casa (Sinner, Berrettini) lo costringe ad alzare sempre più l’asticella, malgrado i risultati fin qui siano già straordinari.

Forse qualcuno, dopo averlo visto in semifinale ad Acapulco (partendo dalle qualificazioni), e ancora di più dopo averlo ammirato andare avanti di due set contro Novak Djokovic negli ottavi di finale del Roland Garros, avrà pensato che la strada per lui sarebbe stata in discesa, nella seconda parte del 2021. Ma il tennis non è una scienza esatta e soprattutto un giocatore – men che meno uno di 19 anni alle prime esperienze nel Tour – non può mantenersi carico e al top per 365 giorni l’anno.

Così il calo degli ultimi mesi non è da considerare un problema, bensì l’ennesimo punto di passaggio verso quel livello che è senza dubbio nelle sue corde. Il talento e il gioco di Musetti – al di là dei risultati – sono una benedizione per chiunque ami il tennis di una volta, per chiunque alla forza preferisce l’istinto e la fantasia. Per questo, Milano lo attende a braccia aperte, magari per una sfida al 18enne spagnolo Carlos Alcaraz, che invece appare come il suo esatto opposto: concretezza allo stato puro, solidità, poco spazio allo spettacolo inteso come lo intende Lorenzo.

NITTO ATP FINALS: LA PRIMA VOLTA IN ITALIA

Da Milano a Torino, il passo sarà eccezionalmente breve. Per tanti motivi, non solo per la vicinanza logistica. Al PalaAlpitour, escluso Novak Djokovic, rivedremo una manciata di giocatori che proprio tra i Next Gen, negli anni scorsi, si sono formati carattere e temperamento. Nel giro di pochi anni, gli Zverev e i Tsitsipas, i Berrettini e i Rublev, si sono fatti le ossa in fretta prendendosi quel posto tra i top 10 che al primo contatto con il Tour avevano solo sognato.

E questo torneo è già storico per più di un motivo. Sarà la prima volta in Italia, la prima volta con un italiano – Matteo Berrettini – in grado di fare il bis (dopo la qualificazione del 2019). E poi chissà, forse la prima volta con due azzurri al via nell’evento dei maestri, visto che Jannik Sinner è in piena corsa per uno degli ultimi due piazzamenti utili. Vienna, comunque vada, non potrà risolvere la questione in via definitiva, così è probabile debba essere il ‘Mille’ di Parigi Bercy a dare i verdetti.

Torino avrà tanti motivi, in ogni caso, per avere gli occhi del mondo puntati addosso. Ci sarà Novak Djokovic che dovrà far capire di aver dimenticato (se possibile) la delusione più cocente della sua carriera, quella patita nella finale degli Us Open. Ci sarà un Daniil Medvedev convinto di poter ambire ormai al numero 1 del mondo, chiudendo di fatto l’epoca dei Big 3, durata più di tre lustri. Ci sarà un Sascha Zverev che vorrà ribadire le sue straordinarie qualità sul duro, dove non a caso ha vinto i suoi titoli più importanti, comprese le Olimpiadi di Tokyo della scorsa estate.

E ci sarà un Berrettini che ormai non arriva da sorpresa, ma da certezza. Nel 2019, a Londra, Matteo era già contento di essere arrivato negli otto: i suoi sorrisi nelle foto di rito tradivano la soddisfazione di aver raggiunto un traguardo insperato, mentre adesso l’approdo alle Finals è qualcosa di diverso. Non tanto un premio, ma un obiettivo da centrare per prendersi quello che è sfuggito – non di molto – nella finale di Wimbledon: un titolo per fare la storia.

COPPA DAVIS: OBIETTIVO MADRID

Sempre Torino resterà il centro dell’attenzione per una settimana in più, dopo le Finals, perché sarà la sede di uno dei tre gironi della fase conclusiva della Coppa Davis. Dopo la pausa forzata del 2020, la competizione che nel 2019 ha cambiato pelle in maniera sostanziale torna per assegnare l’Insalatiera. E se due anni fa furono i padroni di casa della Spagna ad arrivare in fondo, stavolta – complice l’assenza di Rafael Nadal – i fari saranno puntati su altri team. La Serbia di Djokovic, che però dovrà cercare di fare quasi tutto da solo, oppure ancora l’Italia e la Russia.

Quest’ultima, per classifiche e attitudine alla superficie, con Daniil Medvedev e Andrey Rublev non teme nessuno. O forse sì, deve temere l’Italia, che porterà una squadra fatta di cinque elementi di valore assoluto: Matteo Berrettini, Jannik Sinner, Lorenzo Sonego, Lorenzo Musetti e Fabio Fognini. Una scelta, quella del capitano Filippo Volandri, che punta non soltanto a mettere i suoi nelle migliori condizioni per vincere il trofeo, ma anche a cominciare un ciclo in cui ognuno si senta pienamente coinvolto nel progetto.

È sempre difficile, in una disciplina individuale come il tennis, declinare il concetto di squadra. Ma l’obiettivo di Volandri è corretto e non riguarda soltanto la Davis. Il movimento italiano oggi è guardato da chiunque con ammirazione, e il fatto che abbia più anime al proprio interno è un grande vantaggio: stimola la competizione e alimenta una corsa al miglioramento che in passato abbiamo visto compiersi allo stesso modo con le quattro campionesse capaci di vincere Slam e Fed Cup, Schiavone, Pennetta, Errani e Vinci.

Oggi tutto quello che abbiamo vissuto tra 2006 e 2015 con le ragazze ritorna – in maniera ancora più roboante – tra gli uomini. Ecco perché è lecito sperare di trovare la Nazionale sul tetto del mondo. Ecco perché sarà lecito sperare di vincere finalmente uno Slam, dopo 45 anni di astinenza.