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Young Talent, il tennis è scuola di vita

Pubblicato il 24 maggio 2021

Il tennis italiano sta vivendo la sua età dell’oro, ma questa abbondanza di campioni che ci siamo ritrovati in sorte non è certo una circostanza casuale. Al contrario, per arrivare dove siamo oggi, con un movimento portato ad esempio nel mondo, ci sono voluti anni di lavoro. E ci sono voluti progetti ambiziosi, realizzati con coraggio e con una visione di lungo periodo. Uno di questi progetti è ‘Young Talent’, voluto fortemente dal Gruppo BNP Paribas e portato avanti in Italia da BNL col supporto della Federazione Italiana Tennis. Un’idea nata nel 2019 e che oggi prosegue più in salute di prima, malgrado le attese e le incertezze dovute alla pandemia. Un’idea che sposa appieno il concetto di ‘Positive Banking’: coniugare il business con la sostenibilità economica, sociale e ambientale per un futuro migliore, con uno sguardo speciale rivolto alle nuove generazioni. I ragazzi individuati vengono sostenuti con delle borse di studio: il sostegno copre le quote di partecipazione ai tornei e il relativo supporto logistico, l’assistenza medica per il miglioramento della preparazione psico-fisica, la formazione per gestire al meglio la propria immagine e l’educazione economico-finanziaria per avviare i giovani atleti verso lo sport professionistico.

PIATTI E SINNER, MODELLO VINCENTE

“Insieme a BNL – Gruppo BNP Paribas – spiega Michelangelo Dell’Edera, direttore dell’Istituto di Formazione Roberto Lombardi – abbiamo condiviso non solo un progetto ma una visione dell’avvenire. Un colpo vincente in uno dei momenti più belli, forse il più bello in assoluto, del tennis italiano. Abbiamo fatto rete e abbiamo fatto scuola. Così ci ritroviamo a portare avanti i nostri principi nelle varie ‘case’ dei campioni che finalmente vediamo sui nostri campi”. In particolare, stavolta è il Piatti Tennis Center a fare da teatro al raduno per alcuni dei migliori Under 14 dello Stivale. La struttura di Bordighera, dove Riccardo Piatti segue Jannik Sinner, ormai nei top 20 Atp e sempre più lanciato verso la vetta, è un centro di eccellenza. “Ma la novità rispetto al passato è che non si tratta di casi isolati: pensiamo a Vincenzo Santopadre che allena Matteo Berrettini a Roma, oppure a Lorenzo Musetti, Lorenzo Sonego e a tutti quelli che verranno”. Il numero dei giovani che promettono bene è sempre più alto perché anche la qualità degli insegnanti è sempre più alta. “Durante i raduni giovanili che organizziamo – continua Dell’Edera – vogliamo condividere con maestri e giocatori le strategie e i progetti, per arrivare a una crescita tecnica, tattica, fisica e mentale. Riccardo Piatti dice che non siamo qui per risolvere i problemi, ma per crearli: i dubbi accrescono l’attenzione, rinforzando l’autonomia. E alla fine il miglior maestro è il bambino stesso, perché gli insegnanti possono dare informazioni ma sono i ragazzi che devono tradurre in pratica i compiti assegnati”.

COSTRUIRE GIOCATORI UNIVERSALI

Per migliorare bisogna sicuramente divertirsi, per divertirsi di più bisogna giocare di più: un semplice circolo virtuoso basato sul gioco e sul miglioramento continuo. “Stiamo dando dei principi base sui quali fondare l’insegnamento. Per esempio, cercare di fare il punto senza paura di sbagliare. Apprendimento del resto è sinonimo di errore, persino negli atleti di alto livello e dunque a maggior ragione nei giovanissimi. Il tennis non è il fine, dunque, bensì il mezzo per crescere. Uno su un milione diventa numero 1 del mondo, ma gli altri possono diventare numeri 1 nella vita”. La giornata tipo dei ragazzi, che per quanto riguarda il progetto Young Talent vanno dai 12 ai 17 anni, comincia con la colazione alle ore 7, seguita alle 8 dalla riunione per definire gli obiettivi. Poi tutti in campo, con la preparazione fisica e quella mentale che hanno un grande peso nel programma, così come la cura dell’attrezzo adeguato, con attenzione a bilanciamento e corde. “L’obiettivo finale – spiega Dell’Edera – è costruire un giocatore universale, capace di far bene su ogni superficie e con ogni colpo. All’uscita dal raduno, che è soprattutto un’occasione di confronto, si torna a casa con compiti precisi da eseguire, per fare in modo che la formazione sia permanente”.