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Nadal X, Re di Roma

Pubblicato il 16 maggio 2021

La decima perla della collezione romana di Rafael Nadal è un film già visto che, tuttavia, mantiene intatto il suo fascino. Perché la sensazione di trovarsi nei tempi supplementari di una vicenda irripetibile rende i Big 3 più amati che mai.

Le scene della pièce sono le stesse di 14 anni fa, quando giocarono il loro primo incontro al Foro Italico. Le corse, i colpi vincenti, le smorfie, le esultanze. Come allora, e come nell’ultimo incontro al Roland Garros 2020, anche stavolta vince Rafael Nadal, che nell’edizione numero 57 della rivalità contro Novak Djokovic riesce ad aggiungere un altro tassello a proprio favore, arrivando a una sola lunghezza dall’avversario, 28 contro 29. Ma la decima di Rafa agli Internazionali BNL d’Italia, in realtà, è qualcosa di speciale che va al di là dei numeri. Qualcosa di impensabile – come sottolinea Rafa – se pensiamo che arriva sedici anni dopo quel primo trionfo di cinque set e di cinque ore contro Guillermo Coria. Qualcosa di fuori dall’ordinario perché, mentre si parla con sempre maggiore insistenza dei Next Gen, o più in generale della generazione di campioni che dovrebbe sostituire i Big 3, i vecchi maestri sono ancora lì a impartire le loro lezioni. E a rispondere a tono, come ha fatto Djokovic, tra l’ironico e il seccato, sorvolando la questione sui giovani arrembanti con un meraviglioso “I Next Gen siamo noi”.

DUE GIGANTI NELL’ARENA

La decima romana di Rafa è un trionfo in pieno stile Nadal, come in pieno stile Djokovic è stata la partita del serbo. Nessuna novità dal fronte del duello del secolo, che ha proposto un tennis concreto ma non entusiasmante, eppure con un fascino che trascende persino l’esito finale. Al di fuori della cerchia dei fan più accaniti, chi si siede in tribuna per ammirare questi due, come pure Roger Federer, lo fa sostanzialmente infischiandosene del punteggio. Lo fa per assistere a uno spettacolo, come quando si va a teatro e ci si lascia prendere dall’emozione, senza chiedersi chi dei protagonisti morirà e chi rimarrà vivo. E oggi lo spettacolo, che probabilmente non potrà più essere quello di un tempo, è nella presenza stessa dei due, nel carisma che emanano, nella voglia di non arrendersi che entrambi sanno comunicare. Così vediamo Rafa che rotola per terra (che rischio, per colpa di una riga…), vediamo Nole che risponde con un 6-1 al 7-5 avversario, provando a rimettersi in gioco quando le energie erano ormai in zona riserva. Vediamo i vecchi rivali che si fanno i complimenti, dandosi un velato (ma nemmeno troppo) appuntamento a Parigi fra qualche settimana. Potremmo scrivere per pagine e pagine dei record infranti dall’uno e dall’altro, e poi scopriremmo comunque che adesso i record dei giganti passano persino in secondo piano. Ciò che li rende grandi è la loro carriera, ciò che li rende ancora più amati è quella sensazione di trovarsi nei tempi supplementari di una vicenda irripetibile.

SWIATEK DA RECORD

C’è pochissimo da dire, invece, sulla finale del torneo femminile, se non che il risultato rappresentata un primato storico per il torneo. Per la prima volta dall’edizione inaugurale del 1930, un ultimo atto (maschile o femminile) degli Internazionali è terminato col punteggio più severo possibile, 6-0 6-0. Iga Swiatek è apparsa semplicemente troppo forte per Karolina Pliskova, che ha finito per arrendersi in 46 minuti raccogliendo in tutto solamente 13 punti, 4 dei quali nel primo set. Che ci fosse un certo margine di vantaggio per la polacca era abbastanza chiaro, che questo margine potesse diventare una voragine era meno ipotizzabile. Ma evidentemente, al di là della giornata nera della Pliskova, il gioco della Swiatek è talmente adatto alla terra e talmente diverso da quello delle colleghe da mandare spesso fuori giri le avversarie. Durante la settimana romana, Iga ha rischiato molto contro l’altra ceca Krejcikova e in generale non ha brillato come al Roland Garros dello scorso anno, ma paradossalmente proprio il fatto di aver saputo affrontare con decisione i momenti difficili le potrebbe donare una maggiore consapevolezza in vista di un possibile bis parigino.