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Thiem, Kyrgios, il pubblico

Pubblicato il 12 febbraio 2021

Nick Kyrgios ha fatto il suo show mostrando le ormai note doti di intrattenitore, Dominic Thiem ha vinto la partita confermando una solida maturità. Un match che senza pubblico, probabilmente, non avrebbe vissuto gli stessi picchi di spettacolo. Per i prossimi 5 giorni, però, si torna alle porte chiuse.

Ci sono tre componenti che hanno fatto del match tra Dominic Thiem e Nick Kyrgios un piccolo capolavoro, sicuramente il match più intenso e affascinante visto fin qui nel’Happy Slam 2021. La prima componente è proprio Kyrgios, al quale tante volte bisogna tirare le orecchie per comportamenti al limite del giustificabile (e oltre), ma che se riesce a controllare gli istinti sa essere una benedizione per il proprio sport. La seconda componente è Dominic Thiem, spalla ideale a supporto dell’attore protagonista. Fa specie parlare di ‘spalla’ per il numero 3 al mondo, vincitore degli Us Open 2020 e favorito del match, che peraltro poi ha vinto per davvero. Ma è così che il pubblico – non solo quello di Melbourne – ha visto il 27enne di Wiener Neustadt in questa occasione. La terza componente, a proposito, è il pubblico: folto (e con poche mascherine) e chiassoso come nella tradizione di Melbourne quando in campo c’è un australiano. Il fatto che per i prossimi cinque giorni non lo vedremo sulle tribune è un peccato per tutti: per la gente ma pure per i giocatori. Perché questa sfida con gli spalti vuoti avrebbe perso almeno metà del suo valore.

NICK ‘GLOBETROTTERS’ KYRGIOS

Nick Kyrgios è sì numero 47 al mondo (con best ranking di numero 13), quindi non proprio l’ultimo arrivato, ma è soprattutto il giocatore di tennis che più si avvicina a ciò che nel basket (lo sport che Nick ama, ben oltre la racchetta) fanno gli Harlem Globetrotters: intrattenimento puro, spettacolo, teatro. Dopodiché – se avanza tempo – viene il risultato. Una dimostrazione, Kyrgios, l’ha data proprio in uno dei momenti più delicati del match contro Thiem: impegnato al servizio per cercare di salvare il nono gioco del quarto set, l’australiano ha pensato bene di esibirsi in un serve&volley con volèe tra le gambe. L’impresa è miseramente fallita, e non ci sarebbe stato nulla di male se quello non fosse stato il punto del possibile 5-4 in suo favore. Probabilmente in quel momento è terminato il suo match, perché di altre chance così importanti non ne sono più arrivate. Kyrgios non avrà mai mezze misure e continuerà a essere un giocatore divisivo, come il suo tennis. Ma se qualcuno volesse appassionarsi a questa disciplina senza aver mai visto un incontro, forse dare un’occhiata al bad boy aussie potrebbe essere un buon viatico.

DOMINIC ‘SANGUE FREDDO’ THIEM

Poi c’è colui che questa partita l’ha vinta. Dominic Thiem si è confermato giocatore maturo, prima che dotato di talento. Perché sì, le sue manate di rovescio fanno sempre impressione, il ritmo da fondo rimane indiavolato e le variazioni gli consegnano ogni volta una buona quantità di punti. Ma stavolta c’è stato qualcosa in più. Domi si è messo in un angolo, ha aspettato con pazienza da monaco tibetano che passasse la buriana, non è caduto nel tranello di metterla in rissa e alla fine è passato all’incasso. In sostanza, è stato una spalla perfetta nel Kyrgios-show, senza dare alcun fastidio al suo rivale. Se non che, alla fine, il confronto l’ha portato a casa lui. Non che la vicenda sia sorprendente, visto il carattere dell’austriaco e vista la cavalcata agli Us Open dello scorso anno, il vero spartiacque della sua carriera. Ma vincere in questo modo, recuperando due set di ritardo, mantenendo intatta la ferma convinzione di avere più chance del suo avversario, è una dimostrazione di forza da Big 3.

LA CORRIDA DELLA JOHN CAIN ARENA

Nella John Cain Arena, lo stesso stadio dove Kyrgios aveva battuto al turno precedente Ugo Humbert, il pubblico è rimasto incollato alle tribune per tre ore e 21 minuti mandando in scena un contorno degno di una corrida. Un pubblico folto, entusiasta e perfettamente in linea col primattore in campo. Un pubblico che ha consegnato alla partita non solo una cornice colorata e vivace, ma pure qualcosa in più. Vien difficile pensare che uno come Kyrgios avrebbe inscenato la stessa partita in uno stadio vuoto. Vien difficile pensare che avrebbe chiuso il secondo set con un ace dal basso. Insomma, non si tratta solo di contorno, ma di sostanza, soprattutto quando in campo ci vanno giocatori come Nick. E per rendersene conto, subito dopo, è giunta la prova provata: il match tra Novak Djokovic e Taylor Fritz è cominciato con il pubblico ed è terminato (dopo la mezzanotte australiana) senza, in un’atmosfera divenuta improvvisamente glaciale. Ecco perché è un peccato che nei prossimi cinque giorni – causa nuovo lockdown nello stato di Victoria – si torni alle porte chiuse, al silenzio e pure a un po’ di tristezza.