blog
home / BLOG / Volandri capitano, l’Italia cambia

Volandri capitano, l’Italia cambia

Pubblicato il 27 gennaio 2021

Dopo quasi 20 anni, Corrado Barazzutti non è più il ct degli azzurri di Davis. Lo sostituisce Filippo Volandri, che proprio con Barazzutti fece il suo esordio, in Finlandia nel 2001. A disposizione del livornese, un team fra i più forti al mondo. Ecco le prospettive del nuovo capitano e i meriti del suo predecessore.

Corrado Barazzutti non è più il capitano dell’Italia di Coppa Davis. Dopo quasi 20 anni, sulla panchina della Nazionale si accomoda il 39enne livornese Filippo Volandri, che proprio insieme a Barazzutti fece il suo esordio in azzurro nell’aprile del 2001. Era un match piuttosto anonimo, quello. Una trasferta in Finlandia che affrontammo con una formazione giovane, mentre i big erano in subbuglio: vincemmo per 3-2, con il compianto Federico Luzzi capace di venire a capo di una maratona (poi risultata decisiva) contro Ville Liukko per 14-12 al quinto set. I suoi compagni erano Mosè Navarra, Vincenzo Santopadre e appunto Filippo Volandri, che esordì a risultato acquisito perdendo in due parziali dal temibile mancino Jarkko Nieminen. Non lo sapevamo, all’epoca, ma ci attendevano anni molto complicati, fatti di tante sconfitte inattese e di una retrocessione nel Gruppo 2 che fece malissimo. Per tornare a far parte del World Group, furono necessari tanto lavoro e tanta pazienza: l’obiettivo fu centrato nel 2011, dopo un trionfo sul Cile, lo stesso Paese a cui sono legati i ricordi della nostra ultima Insalatiera, anno 1976.

CAPITANO E COACH

Nella risalita, nella creazione di un gruppo forte e coeso come quello che si sarebbe venuto a creare in seguito, Corrado Barazzutti ha avuto dei meriti enormi. Ha saputo mantenere un profilo basso in ogni circostanza, ha lasciato che a parlare fosse il campo, al più che fossero i suoi giocatori. Lui ci ha messo la faccia quando serviva, quando bisognava spiegare le sconfitte e avere a che fare con domande troppo scomode. Per questo, a sua volta, dai ragazzi che ha chiamato con sé è stato sempre protetto e benvoluto. Tanto che Fabio Fognini (come in precedenza era accaduto con Luzzi), lo ha pure avuto a fianco come coach personale nel momento più bello della sua carriera, quello della vittoria nel Masters 1000 di Monte-Carlo. Il tecnico friulano aveva fatto più o meno lo stesso con le ragazze: le quattro Fed Cup vinte con un gruppo di straordinarie campionesse erano state non il punto di approdo, bensì il lancio verso gli Slam, con Francesca Schiavone che sarebbe volata a prendersi il trofeo del Roland Garros proprio con ‘Barazza’ in panchina.

VOLANDRI E QUELLA VITTORIA SU FEDERER

Per questo, per quello che ha saputo costruire in tanti anni, sostituirlo non sarà facile. Volandri lo sa benissimo e per prima cosa lo ha ringraziato. Perché pure lui, l’ormai ex capitano, ha contribuito in maniera determinante a mettere le basi per il boom che stiamo vivendo. Adesso la palla passa dunque al toscano, ex numero 25 Atp, due titoli del Tour maggiore in bacheca e una vittoria su Roger Federer a Roma (nel 2007) come momento da ricordare. Filippo conosce bene l’ambiente avendo già cominciato a lavorare per la Federazione da un paio d’anni. E conosce bene i giocatori di vertice, come i loro allenatori. Ha l’intelligenza per ricoprire un ruolo delicato, dove la diplomazia e il coraggio contano tanto quanto le competenze tecniche. O forse persino di più. Volandri in campo era famoso per la sua sbracciata di rovescio (a una mano), colpo che sulla terra gli ha permesso di creare problemi pure ai migliori del mondo. In panchina dovrà mostrare di saper gestire un gruppo fatto di tanti campioni, già formati o potenziali, ognuno di loro con un tennis e un carattere diverso.

LA NUOVA DAVIS

Proprio adesso, come mai era accaduto negli ultimi quaranta e passa anni, l’Italia ha una chance concreta di vincere la Davis. Anche se la Coppa è cambiata radicalmente rispetto al passato, con le Finals che concentrano le migliori in un’unica sede, con le partite al meglio dei tre set, con i gironi e la fase decisiva a eliminazione diretta per assegnare il trofeo. Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Jannik Sinner, Lorenzo Sonego, e magari in un futuro nemmeno troppo lontano pure Lorenzo Musetti, rappresentano l’ossatura di una squadra che ha poco da invidiare persino alle superpotenze. Certo non abbiamo ancora un Nadal o un Djokovic, e sia lo spagnolo sia il serbo hanno dimostrato di saper trascinare le loro nazionali al successo mettendoci la stessa determinazione che avrebbero messo in una finale Slam. Però contiamo su un gruppo giovane (Fognini a parte) e ambizioso. Quello che potrebbe dare a Volandri una bella mano nel diventare un capitano vincente.