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Fognini e Amburgo, una storia lunga sette anni

Pubblicato il 24 settembre 2020

Fabio Fognini torna a vincere un match ad Amburgo, dove conquistò il titolo nel 2013. Un primo passo per ritrovare la fiducia necessaria ad affrontare il durissimo test del Roland Garros.

Quando nel 2013 Fabio Fognini vinceva il titolo del 500 di Amburgo, aveva già in bacheca un quarto di finale Slam (rimasto l’unico, ad oggi), ma in fondo eravamo solo all’inizio della storia: il meglio, per il ligure, doveva ancora arrivare. Dovevano arrivare l’entrata fra i top 10, il 1000 di Monte-Carlo, altri sei titoli Atp e un ruolo di leader del movimento tricolore mantenuto fino alla comparsa di Matteo Berrettini. Sempre da Amburgo, questa settimana, Fabio è ripartito dopo la doppia operazione alle caviglie e le conseguenti incertezze di un lockdown prolungato più del dovuto (durante il quale ha scritto la sua autobiografia). Lo ha fatto da un match possibile e piuttosto anonimo nel panorama generale del Tour, contro un Philipp Kohlschreiber lontano dalla sua migliore condizione. Ma intanto il tabellino delle vittorie è stato aggiornato, la fiducia ricomincia a crescere, la mancanza di abitudine alla partita invocata spesso nella sconfitta romana contro il francese Humbert sembra lasciare posto a un Fognini rigenerato.

DA FEDERER A GOLUBEV

Del resto Amburgo è il posto giusto, per premiare il talento e per creare sorprese. Nel corso delle stagioni lo hanno vinto sì Roger Federer e Rafael Nadal, ma pure Basilashvili (nelle ultime due edizioni), Klizan, Golubev e Carretero. Per non parlare degli anni precedenti, quando accanto a Lendl, Stich, Edberg, Mecir e Leconte, si alternavano Aguilera, Carlsson e Novacek. Amburgo è un torneo con caratteristiche uniche: terra umida per via del clima del Nord Europa, eppure condizioni tutto sommato veloci. Chi incontra la settimana giusta, chi inquadra bene la palla, su quei campi rischia di diventare inscalfibile, rischia di trovare una sicurezza che difficilmente viene consumata dagli avversari, per campioni che siano. Amburgo è per giocatori con fantasia che amano la terra, un’etichetta che pare perfetta per Fognini.

TEST RUUD

Dalla sconfitta all’esordio contro Huesler a Kitzbuhel, passando per Roma, in Germania si sono visti decisi passi avanti nel gioco e nell’atteggiamento del numero 2 italiano, con Corrado Barazzutti sempre al suo fianco in questa faticosa opera di ricostruzione. Nonostante un primo set lasciato per strada per una manciata di punti, Fabio ha ripreso a macinare tennis nel secondo, avrebbe potuto scappare nel terzo ma poi ha finito per vincerlo solo al dodicesimo game. Il che, paradossalmente, lascia una sensazione ancora più appagante: questo Fognini non è lontano anni luce, come pareva fino a qualche giorno fa, da quello che solo lo scorso anno metteva in fila tutti sul rosso. Amburgo, con Casper Ruud come durissimo test al prossimo turno, può dare dunque qualche risposta interessante, poi toccherà al Roland Garros emettere un verdetto più sincero.

IL RIMPIANTO DI PARIGI

Proprio a Parigi nel 2011, Fabio aveva conquistato il suo miglior risultato in uno Slam, quando ancora forse non aveva ben chiare fino in fondo le sue enormi potenzialità. Quel quarto di finale peraltro non fu mai giocato perché, dopo la maratona surreale vinta contro lo spagnolo Albert Montanes (e soprattutto contro i crampi), il ligure fu costretto a dare forfait per il match successivo contro Novak Djokovic. Quello è rimasto molto probabilmente il rimpianto più grande che Fognini si porta appresso, e sarà difficile eliminarne completamente il ricordo. Tuttavia, il Roland Garros rimane il torneo, tra gli Slam, che appare più adatto per esaltare le caratteristiche del talento di Arma di Taggia. Un talento che malgrado l’età, i guai fisici e un carattere da ribelle è ancora lì a lottare per prendersi qualche soddisfazione significativa. In attesa di passare il testimone ai giovani azzurri in rampa di lancio.