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Zverev e gli US Open della svolta

Pubblicato il 10 settembre 2020

Sembra che il lavoro appena avviato con Ferrer cominci a dare buoni frutti. Zverev eguaglia il risultato ottenuto in Australia e si candida per la finale degli Us Open. Il match contro Carreno Busta sarà un altro test sulla via della piena maturità.

I maligni diranno che il suo miglior risultato lo ha ottenuto mentre i fenomeni non c’erano, tra forfait e auto-esclusioni, nello Slam più anomalo che la storia ricordi. Però, nel frattempo, Alexander Zverev ha fatto un altro passo importante, forse decisivo, verso una maturità che stentava ad arrivare. Per la prima volta, il tedesco di sangue russo è in semifinale agli Us Open, per la seconda volta consecutiva è in semifinale in un Major, dopo quella partita ricca di occasioni e di rimpianti persa in Australia contro Dominic Thiem. Stavolta l’austriaco è dall’altra parte e lui, Alexander junior, se la deve vedere con un asturiano. Pablo Carreno Busta continua a essere etichettato come una sorpresa malgrado sia alla seconda presenza in semifinale a New York (la prima nel 2017). E continua a essere il meno accreditato del gruppo per alzare il trofeo. Ma sarà davvero la vittima sacrificale, già nel match contro Zverev?

CARRENO BUSTA, TEST DI RESISTENZA

Di certo c’è che i mezzi a disposizione sono diversi. L’iberico cerca di sfiancare l’avversario puntando sulla resistenza nella lunga distanza (come contro Shapovalov), Sascha dovrà fare in modo di accorciare gli scambi e rischiare qualcosa. In questo progetto il campo più veloce rispetto agli anni scorsi gli darà una mano, ma sarà comunque una prova di pazienza e di costanza per il numero 7 del mondo, che in fondo ha soltanto 23 anni ma è arrivato talmente presto a contatto col tennis dei grandi da sembrare fermo sullo stesso rendimento da una vita. In questo torneo Zverev non ha mai convinto del tutto, come invece aveva fatto a Melbourne, ma ha saputo uscire indenne da alcuni match che in altri momenti della carriera avrebbe perso. Anche l’atteggiamento sembra diverso: quando qualcosa non funziona c’è meno rabbia, meno frustrazione, più attenzione verso il presente che verso il passato. Una regola che evidentemente gli deve aver trasmesso molto bene (e in poco tempo) il nuovo coach David Ferrer.

DAVID FERRER, IL COACH INATTESO

Sembrava una coppia anomala, quella tra il tedesco e lo spagnolo, fatta da due personalità troppo diverse per poter funzionare. Invece pare che qualcosa si stia muovendo nella direzione giusta. Ferrer non è a New York, ma da lontano guida comunque il suo nuovo pupillo a caccia di quel risultato che gli potrebbe cambiare la carriera. “Si può sbagliare qualcosa – ha spiegato il coach – sia durante una partita, sia nell’approccio al match. Ma questo deve essere un punto di partenza per un miglioramento. Sto cercando di far capire questo a Sascha, che tutti noi facciamo degli errori e che è necessario saper ripartire più forte di prima. Lavoreremo tanto sulla parte mentale e su quella fisica, per arrivare a ottenere il meglio dai grandi mezzi tecnici che già possiede”. Un’analisi lucida, di una persona che, da allenatore come da giocatore, sa lasciare da parte il proprio ego. “Non mi interessa sapere se sono il suo head coach o se questo ruolo spetta ancora a suo padre. E non mi interessa nemmeno sapere cosa accadrà il prossimo anno. Sono concentrato sul presente e sul lavoro”.

MEDVEDEV E THIEM, I VERI OSTACOLI

Presente e lavoro: due parole chiave che Zverev deve mandare a memoria se vuole proseguire sulla strada verso le vittorie che contano. Due parole che già da questo weekend potrebbero garantirgli un salto di qualità. Contro Carreno Busta, al netto delle insidie di un avversario intelligente e preparato, il favorito è lui. Mentre in una eventuale finale contro il vincente tra Medvedev e Thiem finirebbe per giocare rivestendo il ruolo opposto, quello di possibile sorpresa. Con una differenza sostanziale a seconda del rivale: di fronte a Thiem, ha vinto appena due volte su nove confronti, mentre con Medvedev ha perso solo una volta su sei. L’austriaco, al di là del valore assoluto, gli propone una palla più complessa rispetto al russo, un tennis più elaborato che per essere fronteggiato ha bisogno di lucidità e costanza. Quelle carte che ora Zverev deve mettere sul tavolo per dare una svolta alla carriera.