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Berrettini, a Stoccarda semaforo verde

Pubblicato il 9 giugno 2020

Matteo Berrettini sarà tra le star di un paio di esibizioni di lusso tra Austria e Costa Azzurra, per riprendere confidenza col campo in attesa che riparta il circuito. Giusto un anno fa, il romano conquistava sull’erba di Stoccarda un titolo che lo avrebbe lanciato verso un’estate da top 10.

Fu il terzo titolo Atp della sua carriera, l’ultimo in ordine di tempo prima dell’arrivo della pandemia che ha sospeso il mondo. Fu il titolo che convinse tutti in merito al fatto che Matteo Berrettini potesse essere ben più di un ottimo giocatore. Esattamente un anno fa, sull’erba di Stoccarda, il romano cominciava una settimana che gli avrebbe donato un carico di fiducia straordinario, al punto tale da dargli lo slancio per i mesi successivi: per gli ottavi di Wimbledon e soprattutto per la storica semifinale di New York. Alzare il trofeo su una superficie che non sentiva ancora di poter addomesticare, malgrado caratteristiche tecniche che si sposavano perfettamente coi prati, fu determinante per levare un po’ di quella timidezza agonistica e di quell’incertezza che lo accompagnavano insieme all’umiltà, qualità insita nel suo carattere per diritto di nascita.

LANCIATO VERSO NEW YORK

Quella volta fu umile, Matteo, ma per nulla timido. Altrimenti non avrebbe tenuto a bada i giochi di prestigio di Nick Kyrgios all’esordio, non avrebbe demolito un tipo solido come Karen Khachanov, non avrebbe vinto un tie-break da infarto come quello del secondo set nella finale contro Felix Auger-Aliassime. Matteo fu umile ma per nulla incerto: chiese e trovò una collaborazione importante del suo servizio, ma riuscì a essere altrettanto efficace in risposta e nei colpi da fondo. Non perse un solo set, in quella settimana, e fu il modo migliore per spazzare via qualche timore emerso nei giorni successivi alla sconfitta (pesante) subita al secondo turno di Parigi contro Casper Ruud. Matteo era esploso, stava costruendosi campione. Quel trofeo lo mostrò chiaramente al mondo, o almeno al suo mondo. Mentre gli altri se ne sarebbero accorti qualche mese più tardi, vedendolo giocare sul cemento della Grande Mela.

DAI CHALLENGER AI TOP 10 IN 18 MESI

Fu chiara soprattutto una cosa, dalla settimana tedesca: che Berrettini non doveva porsi limiti, come non se ne doveva porre l’intero movimento del tennis italiano. Non c’era superficie o avversario che fosse fuori dalla sua portata, non c’era momento della stagione che non fosse adatto per fare punti e salire in classifica. A Stoccarda arrivò come numero 30 Atp e ripartì come numero 22. Cifre che già andavano oltre gli obiettivi fissati in partenza. Solo che ormai il treno era lanciato e nemmeno i top 10 sembravano più un miraggio. Un traguardo che in effetti fu raggiunto in settembre come conseguenza persino logica di una crescita impetuosa, con pochi precedenti nella storia delle racchette tricolori, soprattutto in rapporto all’età del protagonista: tra la vittoria nel Challenger di Bergamo del 2018 e l’approdo nei migliori dieci tennisti del pianeta passarono soltanto 18 mesi. Un tempo che spesso, a un ragazzo poco più che ventenne, non basta nemmeno per rendersi conto di ciò che gli succede.

STAR DELLE ESIBIZIONI

Oggi Berrettini non è soltanto uno dei protagonisti del tennis italiano, ma pure uno dei personaggi più ricercati al mondo quando si tratta di consegnare al pubblico pagante un prodotto di qualità. Perché gioca bene, con un bagaglio tecnico completo e un atteggiamento aggressivo e brillante. Ma anche perché è un ragazzo simpatico, dalla faccia pulita e dal carattere d’oro. Ecco dunque che in questo periodo di pausa del circuito, gli organizzatori di esibizioni se lo contendono. Matteo sarà tra i partecipanti del “Thiem’s 7”, messo in scena dal numero 3 Atp Dominic Thiem e dal suo entourage sulla terra battuta di Kitzbuhel dal 7 all’11 luglio. Un torneo a otto giocatori, con una formula analoga a quella delle Atp Finals (due gironi da quattro, con semifinali incrociate tra i primi due di ogni gruppo e finale tra i vincitori). Ma prima ancora sarà tra le star dell’Ultimate Tennis Showdown, evento-spettacolo proposto dal vulcanico Patrick Mouratoglou nella sua Academy di Biot, tra Nizza e Antibes. Sarà un modo per riprendere confidenza col campo, in attesa di tornare a scalare la classifica.