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Il tennis ai tempi dell’emergenza

Pubblicato il 9 marzo 2020

Anche il tennis di vertice si scopre vulnerabile all’emergenza sanitaria. La cancellazione a scopo precauzionale del Masters 1000 di Indian Wells è un duro colpo per il circuito, che adesso si interroga su come proseguire.

Indian Wells cancellato. È un duro colpo, quello che arriva nella notte tra domenica e lunedì, per il mondo del tennis. Un mondo che fino a qui – almeno ad alto livello – aveva vissuto in una sorta di bolla dorata. Ora quella bolla s’infrange di fronte all’emergenza coronavirus, con cui anche l’America deve fare i conti. Dopo alcuni casi riscontrati nell’area della Coachella Valley, le autorità hanno chiesto di non far disputare il primo Masters 1000 della stagione. E Tommy Haas, il direttore dell’evento, non ha potuto che prendere atto della situazione: “Siamo dispiaciuti che non si possa giocare – ha detto – ma la salute e la sicurezza del pubblico, dei giocatori, dei volontari, di coloro che danno vita alla manifestazione e di tutta la comunità, viene prima di ogni altra cosa. Valuteremo le opzioni per recuperare il torneo in un’altra data”.

IL QUINTO SLAM

Indian Wells è considerato tra gli appuntamenti più importanti al mondo dopo gli Slam. Dodici mesi fa, registrò la presenza di oltre 475 mila persone in dieci giorni di incontri, superando persino i numeri di alcuni Major delle scorse stagioni. Per questo, il suo rinvio (anche se al momento un recupero appare improbabile) o, peggio, la cancellazione, rappresenta uno scossone importante per l’intero circuito: dalla prova di Miami, che è vicinissima e adesso dovrà capire come muoversi, ai tornei europei sulla terra. Fin qui, a fare le spese dell’emergenza sanitaria che ormai coinvolge mezzo mondo erano stati solo i circuiti minori: quello pro dell’Itf, con numerose cancellazioni (tra cui dodici tornei da 25 mila dollari a Santa Margherita di Pula, in Sardegna), quello Challenger (la finale di Bergamo non disputata, Barletta rinviato e comunque a forte rischio) e quello Juniores. Proprio la scorsa settimana a Casablanca, i ragazzi impegnati nel torneo Under 18 di grado 1 erano stati fermati prima delle semifinali e rimandati a casa.

IL TWEET DI RAFA

Tra i giocatori i malumori non mancano, con alcuni di loro che lamentano una carenza di informazioni, mentre peraltro quasi tutti si stavano preparando con una certa tranquillità, sicuri che il torneo si sarebbe disputato. La verità è che le decisioni di questo periodo così particolare e delicato devono essere prese in tempi talmente rapidi da poter spiazzare chiunque. Fra i top player, Nadal ha twittato per primo, ma con tre righe stringate e solo per dire: “Siamo qui e stiamo decidendo cosa fare adesso. È molto triste quello che sta accadendo nel mondo in questo momento, spero stiate tutti bene e che siate al sicuro”. Sicurezza: è questa la parola ricorrente ed è sulla base di questa che saranno prese le prossime decisioni, tanto da parte dell’Atp, quanto dei singoli giocatori. Fare previsioni al momento è impossibile perché lo scenario cambia di giorno in giorno. Certo la stagione non è mai stata così in pericolo come oggi, da quando esiste il tennis dei professionisti.