blog
home / BLOG / Aspettando Federer

Aspettando Federer

Pubblicato il 3 marzo 2020

Lo stop del 2016 lo rigenerò, permettendogli di tornare a vincere tre Slam dopo una lunga astinenza. Oggi ha la stessa voglia di tornare protagonista ma anche 4 anni in più sulle spalle. Cosa dobbiamo attenderci da Roger Federer dopo l’operazione al ginocchio?

Sono bastati sette giorni per trasformare la speranza in preoccupazione. Dall’ipotesi – smentita in fretta – di vedere Roger Federer agli Internazionali BNL d’Italia, alla certezza di non ritrovarlo in campo per mesi, a causa di un intervento chirurgico al ginocchio destro. Non è lo stesso operato nel 2016, ma come allora il campione di Basilea ha comunicato il tutto a cose fatte, spiegando che il problema persisteva da un po’ e dicendo di aver optato per l’operazione, solamente la seconda della sua intera carriera, in accordo con i medici e con il proprio team. Non sorprende che per andare sotto i ferri abbia scelto lo stesso periodo di quattro anni fa: per lasciare in disparte la terra battuta e provare a tornare al cento per cento in vista dell’erba e delle Olimpiadi. Anche a costo di rinunciare a Indian Wells e Miami. L’infortunio ha scosso i fan, ma il messaggio affidato da Roger ai social è rassicurante: parla di un intervento in artroscopia, quindi non così invasivo, e che a cose fatte si è rivelato la scelta giusta. In più, sottolinea la fiducia dei medici per un pieno recupero, dando l’appuntamento sui prati. Che presumibilmente significa Halle e poi Wimbledon, o magari pure Stoccarda, per mettere qualche partita in più nelle gambe. Anche se per ora i programmi hanno davvero poca importanza.

LE CONSEGUENZE

Più importanti sono le conseguenze che lo stop può avere, sul suo 2020 e sulla sua carriera in generale, perché ogni pausa forzata a (quasi) trentanove anni è più preoccupante che a venti. Detto questo, il precedente del 2016 fa stare piuttosto tranquilli. Non era mai andato sotto i ferri prima di quel momento, nemmeno lui sapeva cosa aspettarsi e già allora l’età pareva un motivo sufficiente per aumentare i rischi. Roger tornò a Monte-Carlo e fu il primo ad accorgersi che c’era ancora qualche problemino, così dopo la semifinale a Wimbledon – e un pericoloso scivolone sull’erba del Centre Court – decise di chiudere in anticipo la stagione. Una scelta inedita, che si rivelò fra le più azzeccate della sua carriera. Per cinque mesi rimase in famiglia rigenerando corpo e mente, e al ritorno produsse una delle sue stagioni migliori, vincendo due Slam (a quasi cinque anni di distanza dall’ultima volta) e gettando le basi per il ritorno al numero 1 del mondo. Magari oggi, senza quella pausa autoimposta, di lui si parlerebbe già al passato. Invece la sua storia meravigliosa ha ancora delle pagine bianche.

GLI ACCIACCHI DELL’ETÀ

La pausa potrebbe restituire al Tour un Federer più fresco, che punta a chiudere il conto con la sorte lasciato aperto a Wimbledon lo scorso 14 luglio, ma allo stesso tempo bisogna essere realisti. Anche perché la storia recente insegna che persino per lui, che ha avuto la fortuna e il merito (nel tennis nulla avviene per caso) di giocare quasi vent’anni senza particolari infortuni, i problemi fisici stanno diventando un fattore rilevante. Allo Us Open del 2019 si fermò ai quarti, battuto dal ‘sosia’ Dimitrov e dagli acciacchi alla schiena, mentre a Melbourne è giunto in semifinale senza mai convincere, litigando col ginocchio e sbattendo contro il muro alzato da Djokovic. Il punto chiave della vicenda è proprio questo: si è capito che se fosse per la classe, l’amore per il tennis e la voglia di competere, la carriera di Roger non finirebbe mai. Tuttavia, la carta d’identità sta iniziando a mettergli più spesso i bastoni fra le ruote, eventualità alla quale dovrà imparare ad abituarsi. È vero, lo scenario spaventa. Ma nemmeno la leggenda Roger Federer può giocare per sempre, anche se a tutto il mondo del tennis, in fondo, piace pensarlo.