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Parigi con vista Londra

Pubblicato il 28 ottobre 2019

Dopo una stagione lunga, intensa e faticosa come una maratona, c’è da restare lucidi per uno sprint decisivo molto simile a una gara sui 100 metri. Parigi Bercy stavolta è ancora più affascinante del solito: non c’è solo la Ville Lumière a fare da sfondo all’ultimo ‘1000’ dell’annata, ma c’è pure una vista sulle Finals di Londra che coinvolge una bella manciata di giocatori. Da Alexander Zverev ad Alex De Minaur, sono complessivamente undici quelli in lizza per gli ultimi due posti disponibili alla O2 Arena, a meno che qualcuno dei sei già qualificati non sia poi costretto a dare forfait liberando dunque un ulteriore spot. Al momento sono dentro Alexander Zverev e Matteo Berrettini, ma il tabellone del torneo francese è talmente competitivo e complesso che tutto appare possibile.

FOGNINI E BERRETTINI

Dei due azzurri che cercano gloria, Berrettini è quello più avanti, non solo in classifica ma pure per la condizione vista nelle ultime settimane. Non sarà il Matteo di New York, ma non ci siamo nemmeno lontanissimi, e la conferma è giunta dalla semifinale persa con Dominic Thiem a Vienna. Proprio quella sfida lascia qualche rimpianto al capitolino, che è stato a tre punti dal match perdendolo comunque più per meriti del padrone di casa che non per demeriti suoi. Fabio Fognini, attualmente numero 12 della Race, deve invece aggrapparsi a un’impresa, tanto più difficile considerando un momento di forma non particolarmente brillante. Il ligure ha perso una bella chance a Basilea, in un ottavo di finale lasciato al serbo Krajinovic al termine di un incontro senza storia. Adesso non basterebbe nemmeno una semifinale per centrare i primi 8, che peraltro non sarebbero al sicuro nemmeno in caso di un approdo all’ultimo atto.

ZVEREV E BAUTISTA AGUT

Considerato il suo rendimento a dir poco altalenante nei momenti che contano, non può stare tranquillo neppure Sascha Zverev, peraltro sorteggiato proprio nella sezione di tabellone di Fognini. Il tedesco ha fatto un mezzo miracolo a Shanghai, ma né prima né dopo ha dato l’impressione di essere davvero uscito dal suo lungo periodo di stallo. La superficie lo aiuta, ma nel suo caso, più che inoltrarsi in discorsi tecnici, bisognerebbe puntare l’attenzione su una solidità mentale ancora tutta da trovare. Esattamente il contrario dell’altro contendente delle zone alte del ranking, lo spagnolo Roberto Bautista Agut, uno che quando può, le partite le vince sempre. La semifinale a Wimbledon e i due quarti nei 1000 nordamericani di Montreal e Cincinnati giustificano il suo inserimento tra i potenziali protagonisti anche sul veloce. Dove, vale la pena di sottolinearlo, quest’anno è 1-1 negli scontri diretti con Berrettini e 1-0 in quelli con Fognini.

SERVE UN’IMPRESA

Poi ci sono gli altri, partendo da due talenti atipici come Gael Monfils e David Goffin. Il primo è andato a corrente alternata per tutto l’anno: bene all’inizio, poi così così, infine una ripresa nell’estate americana. Goffin ha tanti piazzamenti (tra cui la finale di Cincinnati) ma nessun acuto, come del resto è scritto nella storia del belga, che ha solo quattro titoli Atp all’attivo (gli ultimi nel 2017) pur avendo frequentato a lungo i top 10. Con Nishikori che ha chiuso anzitempo la stagione, a quelli che restano servirebbe l’impresa, ossia arrivare in fondo: Diego Schwartzman avrebbe speranze pure con una finale, mentre Wawrinka, Khachanov, Isner e De Minaur ne avrebbero solo vincendo il torneo. Chiaro che si parli di ipotesi remote, ma è altrettanto vero che Bercy, soprattutto negli ultimi anni, qualche sorpresa clamorosa l’ha regalata. All’ombra della Tour Eiffel hanno trionfato nel 2018 Karen Khachanov e nel 2017 Jack Sock (in finale su Krajinovic), mentre nel 2016 fu John Isner a sfiorare il bottino pieno, piegato al terzo da Andy Murray nel match decisivo. Da domani si comincia a ballare, ma alla fine saranno solo in due a poter brindare alle Finals.