blog
home / BLOG / Attenti agli Zar

Attenti agli Zar

Pubblicato il 16 agosto 2019

Andrey Rublev è uomo da grandi imprese, come quella di eliminare Sua Maestà Roger Federer costringendolo a spendere parole di ammirazione nei suoi confronti. Daniil Medvedev è uomo di sostanza, che negli ultimi mesi ha trovato una maturità personale e sportiva tale da proiettarlo stabilmente nei top 10. Sono, insieme a Karen Khachanov, i volti di una Russia orgogliosa, che non dimentica i suoi vecchi campioni, ma che è ormai pronta ad accoglierne di nuovi. Se il passato è nelle imprese di Kafelnikov, Safin e Davydenko, il futuro è di questi tre ragazzi nati nello stesso periodo (tra il 1996 e il 1997), uniti dal tentativo (riuscito) di emigrare in Occidente per farsi professionisti, ma sempre molto legati alla loro patria natìa. Il Paese più grande del mondo per anni ha faticato a trovare alternative ai vertici, affidandosi alle donne per tenere un piede nel tennis che conta. Ma oggi qualcosa è cambiato, e chissà che il numero 1 dell’era post-fenomeni non possa arrivare proprio da lì.

 

IL MATRIMONIO COME SVOLTA

Daniil Medvedev (nessuna parentela con l’ucraino Andrei, ex numero 4 Atp) è tra i più solidi della nuova generazione, anche se si tratta di una solidità raggiunta solo negli ultimi tempi, dopo un lungo periodo di prestazioni in altalena. Di lui colpisce soprattutto il rovescio, giocato con la naturalezza dei grandissimi. Ma in realtà è l’intero repertorio a mostrarsi all’altezza di tornei importanti. Lo ha fatto capire una volta di più lasciando tre game a un giocatore caldissimo come il tedesco Struff, al quale ha confezionato pure un ‘perfect game’: 4 ace in serie, nel giro di 38 secondi. La svolta per Daniil è arrivata in concomitanza col matrimonio dello scorso anno, e forse non è una semplice coincidenza. Daria, questo il nome della moglie, gli ha cambiato la vita al punto da permettergli di concentrarsi solo ed esclusivamente sul campo. “La mia carriera – conferma lui – è sbocciata in quell’istante. Lei c’è sempre per aiutarmi in ogni dettaglio, e io non devo far altro che andare là fuori e vincere match”. Facile, no?

 

IL TALENTO DI RUBLEV

La fa facile, nei giorni buoni, anche Andrey Rublev, un tipo dall’aria perennemente triste che ultimamente ha imparato a sorridere. Dei tre nuovi zar, Rublev sembrava quello con più chance di arrivare in alto e di arrivare prima, invece è rimasto indietro, rispetto a Medvedev e Khachanov. Un po’ perché il suo tennis ad alto rischio richiede un’abbondante dose di fiducia; un po’ perché la testa è quella distratta e svagata che lo accomuna a tanti giovani dell’Est. Più Safin che Chesnokov, per restare in tema di connazionali illustri. Trovare un’arma particolare a Rublev non è semplice, perché il buon Andrey può sparare vincenti da ogni angolo del campo: diritto o rovescio poco importa, se si sveglia di luna buona. Se ne è accorto pure Re Roger, che non avrà giocato il suo miglior tennis, ma è stato il primo a riconoscere i meriti dell’avversario. “Ha giocato – ha detto il basilese – semplicemente in maniera perfetta. Non lo conoscevo così bene ma non ho saputo trovargli un punto debole”. E forse non lo ha trovato proprio perché un punto davvero debole, nel suo repertorio, non c’è.

 

ORGOGLIO E POPOLARITÀ

Di questi ragazzotti in gamba, adesso, si accorge tutta la Russia che segue lo sport. Un Paese talmente abituato ai trionfi ad alto livello, in ogni disciplina, da non cedere facilmente alle lusinghe dei traguardi intermedi. Eppure ora, con due top 10 Atp e quello meno forte che batte Federer, il tennis maschile torna ad avere una sua dignità e una sua popolarità. Che si nota nei circoli di Mosca e San Pietroburgo, dove non compaiono più solo i ricchi dotati di abbigliamento alla moda e attrezzi di ultima generazione, ma pure gente normale, con una racchetta improvvisata, tolta dall’armadio dove giaceva dimenticata da un pezzo. Nella loro voglia di coltivare quella passione ritrovata c’è tutto l’orgoglio che Medvedev e Rublev, come Khachanov, avranno il compito di sostenere per il prossimo decennio.