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CHE BELL’ITALIA!

Pubblicato il 1 febbraio 2019

Andreas Seppi e Matteo Berrettini hanno reso facile una partita difficile. Così, dopo la prima giornata, l’Italia comanda sull’India per 2-0, e agli azzurri basterà un punto nella giornata di sabato per approdare alla kermesse finale di Madrid in novembre. Una sfida che non era scontata, quella sull’erba di Calcutta, e non lo è nemmeno ora con questo margine, comunque rassicurante, di vantaggio. Orfano di Fabio Fognini, che ha chiesto e ottenuto un turno di riposo, il team tricolore non poteva chiedere di meglio dall’esordio con la nuova formula di Davis. Perché se da un lato Seppi dava le garanzie legittimate dalla sua esperienza, Berrettini era un punto di domanda. Non era dato di sapere come avrebbe reagito il giovane romano alla responsabilità di vestire la maglia azzurra, ma dopo averlo visto in azione con la freddezza di un 30enne navigato, le paure sono sostanzialmente messe in un angolo.

MANCA UN PUNTO

Il doppio che aprirà la giornata di sabato è il punto sulla carta più favorevole all’India, dunque non è escluso che la vicenda si possa risolvere negli ultimi due singolari, in programma a seguire. Due match che peraltro, visto cosa è accaduto fin qui, dovrebbero lasciare piuttosto tranquillo capitan Barazzutti. Da un lato c’è un Seppi versione deluxe, che ha cancellato Ramanathan senza mai dare l’impressione di poter essere a rischio. Nemmeno quando l’indiano ha avuto un paio di palle break nel primo set, l’altoatesino ha tolto il piede dall’acceleratore, consapevole della sua superiorità malgrado la superficie rapida potesse creare teoricamente qualche grattacapo in più. Dall’altro lato, c’è un Berrettini che è stato intoccabile al servizio, contro un rivale modesto come Gunneswaran, mostrando comunque un’autorevolezza insperata per un esordio di questa complessità.

POCO PIÙ DI DUE ORE

Le sensazioni alla fine della prima giornata con le nuove regole della Coppa sono contrastanti. Da un lato, c’è la rapidità di due match che sono scivolati via in un tempo normalmente necessario a completare mezza partita di quella che era la competizione tradizionale. Seppi è rimasto in campo un’ora e undici minuti, Berrettini addirittura 57 minuti. Dall’altro lato, c’è pure l’evidenza del fatto che le emozioni, seppur concentrate, non sono molto diverse. Non lo sono state per i due italiani, non lo sono state per i due indiani, non lo sono state per il pubblico. Il fatto che sia tutto più rapido non è necessariamente un male, soprattutto pensando al fatto che i giocatori dovranno poi, da lunedì, proseguire la loro stagione nel circuito Atp.

VISTA SU MADRID

Ora serve l’ultimo punto per staccare il biglietto per Madrid. Dove, al di là di come la si possa pensare, non esserci sarebbe un peccato. Perché nella Capitale di Spagna, in novembre, il tennis vivrà comunque un passaggio epocale, e avrà tutti gli occhi del mondo sportivo puntati addosso. Si può essere (legittimamente) tradizionalisti oppure (altrettanto legittimamente) votati all’innovazione. Ma ciò che non si può fare è valutare un evento senza averlo vissuto, solo per averlo visto su carta. La Davis che cambia è un punto di domanda per tutti. Le emozioni che può far vivere, invece, difficilmente cambieranno per una formula diversa dal passato.