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CARO, MANCA SOLO UNO SLAM

Pubblicato il 30 ottobre 2017

Il prossimo passo sarà provare a vincere uno Slam. Perché in fondo, per il resto, Caroline Wozniacki ha pochi rimpianti. È stata numero 1 del mondo e oggi è numero 3, a soli 160 punti dalla vetta; ha appena vinto le Wta Finals di Singapore dominandole con il piglio autoritario della migliore del gruppo, concludendo una stagione nella quale è tornata a recitare da protagonista, a dispetto degli scenari da incubo di alcuni mesi fa, quando il vertice per lei pareva tanto lontano, quasi irrecuperabile. Invece Caro, con la pazienza che la accompagna dai suoi esordi nel Tour, ha saputo ricostruirsi con tenacia e carattere, fino a riprendersi un ruolo tra le migliori del mondo in una delle annate più anarchiche della storia del tennis femminile.

Lo ha fatto al termine di una finale inattesa contro Venus Williams, contro la quale aveva un bilancio da dimenticare: sette sconfitte in altrettante partite. Stavolta invece è andato tutto per il verso giusto, per la 27enne di Odense, che ha avuto solo bisogno di qualche parola di supporto di papà Piotr per riuscire a scacciare i fantasmi del passato, chiudendo in bellezza un torneo indimenticabile. Come confermano le sue parole post-match: “Sto ancora tremando. Non potrei essere più felice: lei ha giocato una finale stupenda ma io non ho mai mollato: è la più grande soddisfazione della mia carriera, che arriva alla fine di una stagione difficile, nella quale ho dovuto combattere anche con qualche problema fisico che mi ha frenato in più di un'occasione”.

È uno dei personaggi più popolari e solari del Tour in rosa, la danese. E per questo il suo trionfo ha acceso i fan più di quanto sarebbe accaduto per un'altra giocatrice con una storia più lineare. La storia di Caro è fatta di una crescita rapida, con il numero 1 del ranking raggiunto già a vent'anni, ma pure di una discesa talmente preoccupante da portarla a pensare a una pausa dal tennis. Prima degli Us Open 2016, era numero 74 del ranking, una come tante. Poi da New York, da quella semifinale benedetta, la risalita e poi la conferma, quest'anno, di essere tornata grande. Una conferma che ora però ha bisogno di essere supportata da un altro traguardo: al prossimo Major, sarà una delle favorite, e una vittoria significherebbe anche un ritorno in vetta. Cosa che fino a poco tempo fa era quasi un'utopia.

Invece il tennis cambia in fretta e soprattutto quello femminile, quest'anno, ci ha abituato a continui cambi di prospettiva. La stagione si chiude con quattro vincitrici diverse negli Slam: Serena Williams, Ostapenko, Muguruza e Stephens. E con cinque differenti giocatrici capaci di prendersi lo scettro di numero 1 del mondo. Una stagione anomala, anarchica, senza regole. Una stagione che ha senz'altro risentito della lunga assenza di mamma Serena Williams, ma che sarebbe troppo riduttivo liquidare con questa considerazione. In realtà è stata un'annata ricca di novità e di ritorni, di ragazze che hanno ripreso il filo del discorso e altre che si sono affacciate per la prima volta sui grandi palcoscenici per dire la loro. Per questo, il 2018 sarà probabilmente uno degli anni più interessanti della storia recente del Tour Wta. Perché tutto sarà possibile. Perché chi tornerà (come Serena) o chi è tornato da poco (come Maria Sharapova) dovrà fare i conti con tanti pericoli e non potrà dare nulla per scontato.