blog
home / BLOG / LA FORZA DELLA NORMALITÀ

LA FORZA DELLA NORMALITÀ

Pubblicato il 3 ottobre 2017

Pablo Carreno Busta non è nato per fare il campione. Non ne avrebbe il carisma, non ne avrebbe l'autorità. Però oggi è il secondo spagnolo più forte al mondo, il primo degli umani dietro a Rafa Nadal. Pablo è numero 8 della Race to London, numero 10 del ranking che tiene in considerazione gli ultimi dodici mesi, e nel corso di un 2017 magico è riuscito a mettere in fila una serie di risultati che per tanti giocatori restano una chimera per tutta la vita: semifinale agli Us Open, quarti di finale al Roland Garros, vittoria all'Estoril, semifinale a Indian Wells. Non solo terra, dunque, per un ragazzo di 26 anni che ha fatto per intero la gavetta prima di arrivare a toccare l'Olimpo. Un tipo che non ha mai dato nulla per scontato, semplicemente perché, per il suo tennis, di scontato e semplice non c'è nulla.

Eppure un certo talento l'iberico se lo porta da casa. La capacità di tenere un ritmo costante più a lungo della maggior parte degli avversari, la regolarità tipica della scuola spagnola accompagnata da qualche accelerazione e da qualche angolo più acuto. Un tennis che magari non entusiasma ma che in pochi possono affrontare con sicurezza. Forse, in questo momento, nessuno. Eppure in passato i dubbi non sono mancati, soprattutto in relazione a una schiena ballerina per natura. Tra problemi vari, ernia del disco e un lungo stop da marzo a ottobre del 2012, Pablo ha saputo ricostruire una carriera che pareva destinata ad arenarsi come tante altre in quella palude che è il circuito Futures. Proprio da lì, nel corso del 2013, la risalita fatta di una striscia vincente di 39 partite consecutive e sette titoli in bacheca. Una striscia cominciata ad Antalya il 22 gennaio e terminata ad aprile nell'Atp di Casablanca. Di fronte a quel Kevin Anderson che lo avrebbe poi fermato nuovamente a New York nello Slam più bello della sua carriera.

Quando ha vinto (per la seconda volta) il Challenger di Como, battendo in finale Dominic Thiem, Carreno Busta si è convinto che era tempo di mollare il circuito minore e di provare la scalata passando dalla porta principale delle prove Atp. Così da settembre del 2013, e poi definitivamente nel 2014, è entrato in una nuova dimensione, tornando a frequentare i Challenger (con una netta predilezione per l'Italia) solo per tenere viva la classifica, ormai stabilmente ancorata ai top 100.

Nel 2016 i segnali più importanti, giunti non solo in tornei di alto livello e contro avversari di valore, ma pure lontano dalla terra battuta dove si era costruito fin dal principio. A Winston Salem (contro Bautista Agut) e a Mosca (contro Fognini) i due squilli che lo hanno lanciato senza alcun dubbio residuo, come uno dei più sorprendenti e interessanti elementi da seguire in ogni torneo. Lontano (anche anagraficamente) dal clamore mediatico della Next Gen, lontano dai riflettori che fanno luce su quelli a cui si prospetta un futuro brillante. Tutto nell'ombra di una apparente normalità, un po' come nell'indole della gente della sua città, Gijon, nelle Asturie. Un po' come il suo conterraneo David Ferrer, che senza disturbare è rimasto nei top 10 più di quanto chiunque potesse immaginare.