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RAFA, MILLE E UNA NOTTE

Pubblicato il 28 marzo 2017

Ci sono due tornei, tra Slam e Masters 1000, nei quali Rafa Nadal non è mai riuscito a mettere la sua firma: Parigi Bercy e Miami. Più le Atp Finals, a voler essere precisi e a chiudere il quadro degli eventi più importanti del Tour. Bene, mai come quest'anno, il maiorchino ha una chance concreta per intascare uno dei titoli che ancora mancano alla sua bacheca, quello sui campi della Florida, proprio dopo aver toccato le mille partite in carriera. Un traguardo che gli ha suggerito una frase decisamente poco nadaliana, ma che è una puntura a tutti i suoi detrattori: “E pensare che molti mi pronosticavano una carriera corta”. Voilà, ecco servito il nuovo Rafa, magari meno attento al 'politically correct' ma sempre molto sul pezzo quando si parla di evoluzione tecnica, di gioco e di allenamento.

A Miami, Nadal ha incassato pure un 6-0 da quel Philipp Kohlschreiber che si sta costruendo una reputazione di 'spaventa-grandi', senza però riuscire a trovare il modo per dare la zampata decisiva. Un set a rovescio dal quale lo spagnolo si è ripreso in fretta, concedendo al rivale appena cinque giochi nei restanti parziali e presentandosi all'appuntamento con il francese Nicolas Mahut comunque piuttosto fresco. La sezione di tabellone è quella che gli proporrebbe un eventuale quarto contro un giocatore di casa, Donaldson o Sock, e una eventuale semifinale contro Kei Nishikori, a meno che il giapponese si faccia sgambettare da una delle sorprese del torneo, Delbonis, Young o Fognini. Insomma, l'allievo di zio Toni pare il favorito almeno per la finale, e a quel punto bisognerà capire chi emergerà da una parte alta decisamente più competitiva e incerta: Roger Federer? Stan Wawrinka? Alexander Zverev? Nick Kyrgios?

Proprio la differenza di qualità complessiva tra le due sezioni del main draw è un altro dato a favore di una possibile vittoria di Rafa, che potrebbe arrivare all'ultimo atto meno provato rispetto all'avversario – chiunque esso sia – dall'altra parte della rete. Certo siamo lontani, ci sono ancora tanti match da giocare e da qui a domenica le condizioni di ognuno di questi campioni potrebbero cambiare, in meglio o in peggio. Ma c'è da star certi che nella testa di Nadal, un pensiero al titolo è già spuntato, come del resto è normale che accada per uno che si presenta sempre al cancelletto di partenza con un solo risultato in grado di soddisfarlo: la vittoria. Cancellare quello zero dalla casella dei trionfi in Florida, in un momento in cui si parla così tanto di Federer e così poco di lui (come degli altri) sarebbe un bel modo per presentarsi alla stagione sulla terra e mettere subito in chiaro chi sarà l'uomo da battere.

Del resto a Miami, per l'iberico sono già arrivate quattro finali, tra il 2005 (sconfitta in cinque set da Federer) e il 2014 (duplice 6-3 da Novak Djokovic), su campi che in generale offrono condizioni meno rapide rispetto agli altri '1000' su cemento. Non a caso, tra i protagonisti degli anni scorsi ci sono terraioli come Thomas Muster (vincitore nel 1997), Sergi Bruguera (finalista nello stesso anno), e ancora Coria, Canas e più di recente David Ferrer, sconfitto da Murray nel 2013 ma solo per 7-6 al terzo. Una vittoria di Rafa sarebbe un ulteriore passo verso quel percorso che in cuor suo Rafa insegue, di chiusura in bellezza con un palmarès in grado di raccogliere tutti gli eventi più importanti del calendario. Messi al sicuro gli Slam, messa al sicuro la Davis, così come la medaglia d'oro olimpica, c'è da completare il lavoro nei 1000. E Miami 2017 potrebbe essere una tappa decisiva.