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NUMERI CHE PARLANO DA SOLI

Pubblicato il 28 gennaio 2016

Alzi la mano chi ricorda Jurgen Melzer al Roland Garros del 2010. A parte Jurgen Melzer, naturalmente. Sembra passato un secolo ma in realtà sono solo sei anni. Ma nel tennis odierno sei anni possono essere un’eternità. Il giocatore austriaco, campione del titolo juniores di Wimbledon nel 1999, ha vinto nella sua carriera cinque titoli ATP e non ha mai fatto tanta strada nei tornei Major. Ma nel 2010 aveva il tocco magico. Sulla terra rossa di Parigi, lui che è da sempre un giocatore d’attacco, riuscì nell’impresa di recuperare due set a un giovane Novak Djokovic durante il match valido per la semifinale. Un’impresa, l’unica in 153 incontri, che non si è mai più ripetuta nella carriera dell’attuale numero uno al mondo.

E così, dopo aver sbeffeggiato nei primi due set Roger Federer nella semifinale della notte australiana (scusate ma un termine più dolce è difficile da trovare), nessuno avrebbe scommesso un centesimo sulla sconfitta del nativo di Belgrado. Già in partenza da sfavorito, surclassato – tennisticamente parlando -, SirRoger aveva la faccia cupa delle giornate peggiori (stile finale al Roland Garros del 2008 contro Rafa Nadal quando perse per 6-1, 6-3, 6-0). Tradotto in parole povere: non ci stava capendo più nulla. Pessimo nei suoi turni di battuta, incapace di mandare fuori giri il ritmo tennistico di Nole, poco incisivo nel gioco di volo e troppo spesso rassegnato. Insomma, un incubo.

Alcuni numeri potrebbero parlare ancor più chiaro. Federer nei precedenti 352 match dei tornei dello Slam aveva vinto tre game nei primi due set solo in un’occasione, ovvero l’US Open del 2001 contro Andre Agassi. Non solo. Djokovic contro lo svizzero aveva vinto solo una volta per 6-1 nei precedenti 44 match, correva l’anno 2010 e il teatro era sempre New York. Il leader indiscusso del tennis maschile, guidato dal box giocatori da Boris Becker, ha perso 5 punti nel primo set e 2 nel secondo nei suoi turni di battuta. Qualcosa di stratosferico.

Il pubblico si è emozionato per il recupero nel terzo parziale di Roger (e per rifarsi dei soldi spesi per il biglietto!, frase urlata più volte dagli spalti) ma è stato un fuoco di paglia. Nole è sempre stato concentrato sul match, nulla a che vedere con il giocatore che ha faticato contro Simon lasciando sul terreno 100 errori. E così, mentre il match era ancora in corso, sui social circolavano già battute/consigli per Andy Murray. Lo scozzese, impegnato domani da favorito nella semifinale contro Raonic, potrebbe raggiungere Djokovic nel match decisivo di domenica. Ma come ha anticipato settimane fa, nel caso in cui la sua Kim desse alla luce il loro primo bimbo, tornerebbe di corsa in patria senza giocare. Molti hanno consigliato a Kim di entrare presto in sala travaglio per permettere ad Andy di prendere il primo volo e “saltare” l’appuntamento contro Nole.

Il serbo, negli ultimi due anni, ha vinto 4 Slam più due finali perse (Nadal e Wawrinka a Parigi). Sulla carta sembra imbattibile. Qui in Australia potrebbe vincere il suo sesto titolo, il secondo consecutivo. Lo score contro gli altri Top5 è incredibile: 24-23 su Rafa, 23-22 su Federer, 21-9 su Murray e 20-4 su Wawrinka. Certo, nel tennis tutto è possibile (chiedere a Roberta Vinci per conferme) ma i 14 Slam di Nadal e i 17 di Federer non sembrano poi così lontani a questo ritmo. Siamo davanti al miglior giocatore della storia di questo sport?