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L’ATTESA INFINITA DELLE GIOVANI GENERAZIONI

Pubblicato il 28 settembre 2015

L’Europa dei burocrati ha chiesto negli ultimi anni a molti stati nazionali, a ragione o a torto, un programma di riforme pensionistiche: via i vecchi privilegi e più anni di lavoro per tutti, uomini e donne. Anche il tennis agonistico si è dovuto “adeguare” ai vincoli di Bruxelles.

Usiamo un parallelismo politico (stravagante) per evidenziare come si sia notevolmente alzata l’età media dei vincitori dei tornei pro o degli Slam, con buona pace per le giovani promesse alla caccia di prestigiosi trionfi, stoppati dalla presenza continua degli “anziani con la racchetta”.

Calcolando i principali tornei, oltre ad Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open, gli over 25 sono spesso arrivati in fondo, al contrario del decennio 1990-2000, avaro di soddisfazioni per i “vecchietti” (se così si possono definire!) e terra promessa per gli under 21, vincitori di 16 titoli in 30 finali. Poi Andre Agassi iniziò a spostare l’asticella più in alto, vincendo 2 Slam (più due finali) e ben 6 Master 1000 quando le candeline sulla torta erano già più di trenta.

Ma la nuova generazione stava bussando prepotentemente alle porte, soprattutto grazie a Federer, Djokovic, Nadal ma anche Safin, Hewitt e Andy Roddick. Giovani e vincenti, forti da creare una generazione di fenomeni.

Nuova generazione che cresce e trova pochi ricambi. Sapete qual è l’ultima volta che un under 21 ha vinto uno Slam durante gli ultimi anni? Una, grazie a Juan Martín Del Potro a New York nel 2009, poi più nulla! Le giovani promesse si perdevano (spesso) alla prima settimana di torneo. Il perché era presto detto: se trovi dall’altra parte Roger Federer, primatista assoluto della classifica degli over 30, cosa puoi fare? Ma non c’è solo lui. Nel giro di un decennio il conteggio delle finali si è ribaltato da 40-18 per gli under 21 a 28-0 per i “vecchietti”. Insomma, in fondo ai tornei ci arrivano sempre loro, anche con il passare degli anni.

Ancor più curioso se paragoniamo i dati alle stagioni scorse. Il ceco Jiri Vesely, vincitore quest’anno ad Auckland in Nuova Zelanda, ha alzato il trofeo a 21 anni e 192 giorni. Rafa Nadal, alla sua stessa età, aveva già collezionato tre dei suoi nove trionfi sulla terra rossa parigina. In un tennis che è diventato più fisico, più esigente, più tecnico e più duro – se calcoliamo anche il dorato stress degli sponsor e delle televisioni – i più maturi del circuito hanno saputo tirare fuori il meglio e lasciare ai ragazzini più irriverenti (Kyrgios o Tomic su tutti) polemiche e capelli ossigenati.

Il discorso non cambia nemmeno se passiamo al tennis femminile. Ciò che Federer è per gli uomini Serena Williams è per le donne, “anziana” e vincente. Oltre alla numero uno WTA sono diverse le colleghe ‘over’, tra di esse anche le nostre meravigliose finaliste di New York Flavia Pennetta e Roberta Vinci. I tempi in cui vincevano le giovanissime Capriati, Seles o Hings sono lontani. Gli under 21 della racchetta non possono fare altro che sperare.

Sperare che i vecchietti si stufino e lascino campo libero, altrimenti per il successo si dovrà aspettare ancora la pensione.